Libia, italiani in fuga. Chiude l’ambasciata a Tripoli

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:20
Tripoli chiude l'ambasciata italiana
Tripoli (Mahumd Turkia/Getty Image)

Una partenza precipitosa che assomiglia ad una fuga. Gli italiani in Libia sono stati radunati all’alba in una nave mercantile diretta verso l’Italia. «Non si tratta di un’evacuazione» dice la Farnesina che cerca di nascondere nelle parole una tensione che detta i tempi de programma. «E’ in corso una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese» spiega il Dicastero. L’allarme era già stato diffuso nella sera di giovedì dall’ambasciata di Tripoli, quando la Farnesina aveva constatato che la situazione in Libia era ormai al punto di non ritorno. Già il primo febbraio la Farnesina aveva diffuso il «pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare il Paese» a causa del «progressivo deterioramento della situazione di sicurezza». Un Predator dell’Aeronautica che ha sorvolato lo spazi aereo durante le operazioni di imbarco. Una nave della Marina affiancherà il mercantile durante il rimpatrio. Con la partenza degli italiani anche l’ambasciata italiana a Tripoli è stata chiusa.  Il personale dell’ambasciata, i tecnici e i dirigenti dell’Eni, gli italiani che lavorano in Libia sono già stati tutti evacuati. Sono circa  duecento gli italo-libici rimasti a Tripoli, figli di italiani  sposati con donne libiche.  Tra loro una decina le italiane sposate con libici. E’ rimasto in Libia anche monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, perché  – ha dichiarato alla Stampa “c’è un gruppo di cristiani che ha bisogno di essere assistito”. Sono  trecento filippini, quello che rimane delle 50mila persone che vivevano in Libia ai tempi di Gheddafi.

La situazione è precipitata negli ultimi giorni con la presa della città di Sirte da parte degli jihadisti. L’Isis ha stabilito il proprio quartier generale nella città e si è immediatamente impossessato  di alcune emittenti locali. Via radio ieri sono giunti i primi espliciti riferimenti dell’Isis al governo italiano.  L’emittente ha fatto un esplicito riferimento al nostro Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che nel corso di un’intervista aveva parlato della situazione in Libia auspicando l’intervento delle Nazioni Unite e la disponibilità dell’Italia ad agire in Libia nell’ambito delle operazioni Onu. Un’affermazione che non è passata inosservata. Nella mattinata di ieri la radio dell’Isis aveva rilasciato questa dichiarazione:  “il ministro degli esteri dell’Italia crociata, dopo l’avanzata dei mujahidin in Libia ha detto che l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee –  un termine per indicare le Nazioni Unite – per combattere lo Stato islamico”.

ADB