Acqua, quanti sprechi evitabili

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L’uomo umano per sopravvivere ha bisogno di circa 4 litri di acqua al giorno. Ma quanto ne usiamo di più per cucinare e per tutti gli usi domestici? Il consumo medio quotidiano di una famiglia europea si aggira attorno ai 165 litri. E in Italia? La situazione del nostro paese è  critica: la quantità di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, è pari a 132 miliardi di metri cubi l’anno, 6.309 litri pro capite al giorno. Siamo, praticamente, il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo (62 miliardi di metri cubi l’anno), dopo Giappone e Messico e prima di Germania e Regno Unito.

Il 22 marzo si celebrerà la giornata mondiale dell’acqua, istituita dal WWF, si parlerà dei numeri che mostrano la faccia di una potenziale carenza: solo il 2,5 per cento dell’acqua che copre per oltre due terzi il pianeta è dolce. Se togliamo la quota non disponibile perché racchiusa nei ghiacci e nelle acque sotterranee, di questo patrimonio prezioso resta solo l’1 per cento.

“La colpa è del peggioramento delle nostre abitudini alimentari“, spiega Francesca Greco, la ricercatrice del King’s College di Londra che assieme a Marta Antonelli ha curato lo studio. “In Italia il consumo di cibo è responsabile dell’89 per cento dei consumi di acqua e questo dato ci dovrebbe aiutare perché la dieta mediterranea ha un impatto idrico molto minore di quella a base di carne. Peccato che negli ultimi anni il nostro stile di vita sia peggiorato: importiamo grandi quantità di beni che richiedono molta acqua come la carne di maiale tedesca”.

Da alcune ricerche  e sondaggi è emerso che abbiamo aumentato i consumi di carne, ma siamo passati dal pollo ruspante al wurstel, dalla ricotta con latte di pecora al pascolo ai latticini d’importazione provenienti da allevamenti intensivi. La situazione è progressivamente peggiorata: l’impronta idrica dell’Italia è del 66 per cento più alta della media mondiale (1.385 metri cubi pro capite l’anno). E tra le principali economie non europee l’Italia si colloca al vertice dei consumi pro capite, dopo Stati Uniti, Canada e Australia.

“Sul risparmio idrico è stata fatta molta comunicazione ma sul versante sbagliato: si parla quasi solo dei consumi nelle case che valgono il 4 per cento del nostro bilancio complessivo”, aggiunge Francesca Greco. “Visto che i prodotti di origine animale (latte, uova, carne, formaggi) rappresentano quasi la metà dell’impronta idrica totale dei consumi, in Italia per migliorare dovremmo puntare con forza sul made in Italy, sui prodotti da pascolo, sul chilometro zero, sulla dieta mediterranea”.

Questa proposta punta a dare spazio, anche in vista di Expo 2015 dedicato al cibo, alla messa a fuoco di un’impronta idrica capace di valutare i vari tipi di consumo: l’acqua verde, cioè la pioggia contenuta nel suolo e nelle piante (69 per cento del totale, assorbita dall’agricoltura); l’acqua grigia, quella utilizzata per diluire l’inquinamento (22 per cento); l’acqua blu: laghi, fiumi, falde sotterranee (9 per cento).

Giovanni Remigare