Abuso d’ufficio, Vendola assolto anche in Appello

Nichi Vendola (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Nichi Vendola (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Assolto anche in appello davanti alla terza sezione della Corte di Appello di Bari, il presidente della Regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, accusato di concorso in abuso di ufficio insieme a Lea Cosentino, ribattezzata dai media ‘Lady Asl’. “Il fatto non sussiste”, hanno sentenziato oggi i giudici. Il leader di Sel e governatore della Puglia era stato rinviato a giudizio per concorso in abuso di ufficio in merito alla nomina del professor Paolo Sardelli a primario di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. Confermata la sentenza di primo grado del 31 ottobre 2012; in quell’occasione la Procura aveva chiesto per il governatore la condanna a 20 mesi di reclusione. Anche in quell’occasione, era stata assolta l’ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino.

I due erano accusati di aver favorito la nomina di Sardelli a primario di chirurgia dell’ospedale San Paolo, facendo riaprire i termini del concorso pubblico. Appreso dell’assoluzione, Vendola ha commentato: “Si compie, dopo cinque anni di turbamento e travaglio, la mia vicenda giudiziaria”. Secondo il leader di Sel, “la Corte d’Appello di Bari ha confermato la sentenza di piena assoluzione per la questione della nomina a primario del professor Paolo Sardelli nel reparto di Chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. Un primario bravissimo, estraneo alla mia parte politica, le cui qualità sono sotto gli occhi di tutti”.

Vendola ha proseguito poi: “Sono stato processato, sono stato assolto, quella assoluzione è stata trasformata in una condanna dai mass media usando strumentalmente una fotografia che raccontava di una occasionale compresenza a una festa di compleanno molti anni prima del processo. Sono stato usato nella polemica mediatica in maniera del tutto impropria, credo che le mie vicende abbiano surclassato quelle di alcuni colleghi che hanno preso tangenti o i cui reati sono stati acclarati. Sono molto contento perché è una buona giornata”.

Cinque anni di calvario

Il governatore di Puglia ha concluso: “Cinque anni di calvario finiscono qui. La mia estraneità è la conferma del fatto che in tutta la mia vita ho fatto del rispetto della legge e della legalità la bussola con cui ho orientato i miei passi. Non mi sono mai lamentato di aver subito questo controllo dei miei comportamenti. Un pubblico amministratore per definizione è sottoposto al controllo di legalità. Quand’anche avessi sentito un esercizio improprio della giustizia, non me ne sono lamentato e mi sono difeso, non dal processo, ma nel processo. E, grazie a Dio, li ho vinti tutti”.

Nichi Vendola è imputato di concussione aggravata nell’ambito dell’inchiesta sul disastro ambientale causato dall’Ilva: avrebbe fatto pressioni sui vertici dell’Arpa perché chiudessero un occhio sui veleni prodotti dall’azienda siderurgica tarantina.

GM