Renzi a Torino tra elogi dell’industria e contestazioni

Matteo Renzi (THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi (THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images)

Giornata piemontese ricca di impegni per il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che stamattina alle undici ha presenziato, al duomo di Alba, ai funerali dell’industriale Michele Ferrero, fondatore dell’industria dolciaria ritenuta un simbolo dell’italianità nel mondo. Successivamente, il premier si è spostato a Torino dove insieme al presidente e all’ad di Fca, John Elkann e Sergio Marchionne, ha visitato il centro ricerche della General Motors.

Qui Renzi ha voluto evidenziare: “L’Italia è da sempre la terra in cui il domani arriva prima. Non siamo rassegnati all’idea di una Italia pigra e rassegnata. L’industria della lagna non è vincente, ma quella dell’innovazione e della curiosità”. Questo in sintesi il pensiero del premier: “L’immagine del paese è quella di una industria della lagna e questo mi rammarica. In tutti i talk show si parla di cervelli all’estero e a noi restano pancreas e fegato”.

Quindi la scommessa: “Siamo uno Stato manifatturiero, secondo alla Germania, ma li riprenderemo”. Renzi ha le idee chiare ed è pronto a scommettere sul futuro del Paese: “Finirà il noioso ping pong dei talk show per il quale siamo solo un paese con cervelli in fuga ma emergerà che siamo il paese che più di ogni altro può trarre vantaggio dalla globalizzazione. Questo è l’obiettivo di riforme strutturale che sono un cambio delle regole del gioco fondamentale e imprescindibile”.

Il premier è certo delle capacità dell’Italia, dunque: “Noi non siamo l’Italia degli spaghetti, delle vacanze, senza nulla togliere alle vacanze e agli spaghetti. L’Italia è stata, è e sarà il luogo dell’innovazione e della ricerca. Lo voglio dire qui a Torino, città che ha saputo trasformarsi, che ha saputo ripensare se stessa. E grazie a Gm di aver creduto in questa città”.

Le contestazioni al Politecnico

E’ stata poi la volta dell’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino, a cui  hanno preso parte anche il primo cittadino, Piero Fassino, e il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Fuori dall’università si è consumata la protesta di qualche centinaio di persone tra studenti, sindacati di base, militanti della Cgil e rappresentanti dei movimenti per il diritto all’abitare. Molte le facce di giovanissimi colorate come fossero dei clown, ma anche le bandiere rosse dei partiti della sinistra extraparlamentare.

“Cogliamo invece l’occasione per ricordargli che non è il benvenuto, facciamogli sentire il peso e il fallimento delle sue scelte, portiamo davanti alle porte di un ateneo chiuso e svuotato il nostro protagonismo e la nostra rabbia”, scrivevano nei giorni scorsi, facendo riferimento alla visita di Renzi i militanti del Collettivo Universitario Autonomo.

All’interno del Politecnico, invece, sono risuonate le parole di Renzi: “C’è bisogno di un cambio radicale che permetta a ciascuno di noi di pensare all’Italia come luogo in cui tutto è ancora possibile. Trovo ci sia un racconto del nostro Paese noioso, patetico talvolta, che non nasce da cattiveria, malafede, ma dalla pigrizia. L’Italia viene descritta come un Paese il cui tempo è già trascorso, con nostalgia, con cliché e luoghi comuni che impediscono di immaginare la globalizzazione come grande alleato”.

GM