Papa Francesco: “Dare lavoro in nero è un peccato gravissimo”

Papa Francesco
Papa Francesco (Vincenzo Pinto/Getty Images)

Papa Francesco ha espresso il suo pensiero forte e chiaro a proposito di chi nella vita quotidiana compie atti gravi e poi pensa di lavarsi la coscienza facendo offerte alla Chiesa. In particolare il Papa si è concentrato su chi fa lavorare i propri dipendenti in nero con parole molto dure: “Non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle dell’ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. È un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia”. Il Pontefice ha poi aggiunto: “Se uno va a messa la domenica e fa la comunione, gli si può chiedere: “Com’è il rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi il salario giusto? Versi i contributi per la pensione”?”.

Parole dunque che non si concentrano solo sul lavoro nero, ma anche su un senso di giustizia sociale che in questo periodo di crisi è messo senza dubbio a dura prova. Oggi giorno ci sono lavoratori che ricevono stipendi che qualche anno fa, in periodo pre-crisi, sarebbero stati considerati sfruttamento del lavoro. Ci sono lavoratori che pur di portare a casa qualcosa a fine mese accettano anche di lavorare in nero. E il Papa, molto attento alle dinamiche della vita quotidiana, ha voluto lanciare un monito durante l’omelia della messa tenutasi a Casa Santa Marta. Molte persone pensano che andando a messa la domenica ci si metta “automaticamente”a posto con la coscienza, ma il Papa ha fatto una bella distinzione tra “formale e reale”: “per il Signore non è digiuno, non mangiare la carne ma poi litigare e sfruttare gli operai.” E proprio per questo, ha aggiunto Francesco, Gesù condannò i farisei, perché facevano “tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore”.

Papa Francesco si chiede: “Chi è davvero il buon cristiano?”

Secondo il Papa è gravissimo usare Dio per coprire le ingiustizie, di qualsiasi tipo esse siano. L’esempio è sempre tra vita privata (reale) e vita esteriore (formale): “Quanti, quanti uomini e donne di fede, hanno fede ma dividono le tavole della legge: `Si´, sì io faccio questo – `Ma tu fai elemosina?´ – `Si´, sì, sempre io invio un assegno alla Chiesà – `Ah, beh, va bene. Ma alla tua Chiesa, a casa tua, con quelli che dipendono da te – siano i figli, siano i nonni, siano i dipendenti – sei generoso, sei giusto?”. E se il concetto non fosse ancora chiaro il Pontefice ha aggiunto: “Non è un buon cristiano quello che non fa giustizia con le persone che dipendono da lui. Non è un buon cristiano quello che non si spoglia di qualcosa necessaria a lui per dare a un altro che abbia bisogno».

F.B.