25 anni fa moriva Pertini, il presidente più amato

Sandro Pertini (foto Presidenza della Repubblica)
Sandro Pertini (foto Presidenza della Repubblica)

“Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”, così ben 15 anni prima della sua elezione al Quirinale, il giornalista Indro Montanelli, dalle colonne del ‘Corriere della Sera’, si esprimeva su Sandro Pertini, destinato a divenire Presidente della Repubblica l’8 luglio 1978, raccogliendo –  al 16esimo  scrutinio – 832 voti su 995, a tutt’oggi la più ampia maggioranza nella votazione presidenziale nella storia italiana.

Ancora oggi, nel 25ennale dalla morte, quelle parole di Montanelli conservano la loro attualità: non vi è infatti Presidente della Repubblica che venga citato ancora oggi sui social network, emblema di una contemporanea cultura nazionalpopolare, che è lecito chiedersi se sarebbe piaciuta a Pertini. Non solo: tanti sono gli episodi che hanno fatto del Capo dello Stato di metà anni Ottanta un’icona indiscussa e riconosciuta.

La sua esultanza dopo la vittoria della Coppa del Mondo di calcio del 1982, a Madrid, la partita a carte in aereo con il ct Enzo Bearzot e i nazionali Dino Zoff e Franco Causio, la sua presenza davanti al pozzo di Vermicino nelle traumatiche ore dell’incidente occorso ad Alfredino Rampi, con il disperato e vano tentativo di salvare il ragazzo seguito dalla Rai con una non stop televisiva di 18 ore, la sua commozione di fronte al massacro del 2 agosto 1980 a Bologna, definito “l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”: questi – in ordine sparso – alcuni degli episodi che ogni italiano che ha vissuto quegli anni, ma anche tutti coloro che li hanno rivisti in speciali televisivi, ricorda distintamente e con affetto, legandoli alla figura del “partigiano come presidente” cantato da Toto Cutugno.