L’Antimafia accusa: per decenni “silenzio assoluto” della Chiesa

Clero (Vincenzo Pinto/Getty Images)
Clero (Vincenzo Pinto/Getty Images)

Parole che non ti aspetti dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il quale è intervenuto oggi nella Sala degli atti parlamentari della biblioteca del Senato per presentare la relazione annuale della Dna per il 2014. Secco l’attacco alla Chiesa, che “per decenni ha preferito il silenzio assoluto”. Roberti ha ricordato le parole di Papa Giovanni Paolo II contro la mafia nel 1993 pronunciate nella Valle dei Templi, “ma non ebbero seguito. Dopo le uccisioni di don Puglisi e don Diana c’è stato silenzio assoluto e nessuna reazione. Solo nel 2009 la Chiesa ha parlato delle mafie come di ‘strutture di peccato’ e ora Papa Francesco parla di scomunica. La Chiesa avrebbe potuto fare tantissimo ma per decenni non ha fatto niente, adesso con Papa Francesco qualcosa si muove”.

Roberti ha poi messo in luce che nel nord Italia c’è “il predominio di organizzazioni criminali di origine calabrese a discapito di altre compagini associative, come quella di origine siciliana”, spiegando inoltre come le indagini evidenzino “la perdurante posizione di assoluta primazia della ‘ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti, traffico che ha generato, e continua a generare, imponenti flussi di guadagni in favore della criminalità organizzata calabrese che reinveste, specie nel settore immobiliare, i proventi di tale attività”.

Evidenziato come “Palermo è e rimane il luogo in cui l’organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria”.

“Ancora si sottrae alla cattura Matteo Messina Denaro, storico latitante, capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese” – prosegue Roberti – “che estende la propria influenza ben al di là dei territori indicati, il suo arresto non può che costituire una priorità assoluta ritenendosi che, nella descritta situazione di difficoltà di Cosa Nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l’organizzazione”.

Mafia Capitale

Quindi l’atteso passaggio su Mafia Capitale: “L’organizzazione capeggiata da Carminati oltre alle condotte tipicamente criminali dell’usura e delle estorsioni, ha realizzato una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale attraverso l’elargizione di favori, e delle istituzioni locali attraverso un diffuso sistema corruttivo. Si tratta di un’organizzazione mafiosa, del tutto peculiare”.

Sul fenomeno corruttivo, Roberti evidenzia: “Dobbiamo considerare la corruzione un gravissimo reato contro l’economia perché altera gli equilibri di mercato e i tanti imprenditori che vogliono vivere nella legalità”. Gli fa eco Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia: “Sono in Parlamento da venti anni e mi sono sempre opposta a leggi ad personam o a certe leggi che portano nomi e cognomi chiari. Le leggi sul falso in bilancio e l’abolizione di alcuni reati hanno un nome e cognome”.

Rosy Bindi a Catanzaro

In precedenza, al termine dell’audizione rivolta alla situazione della ‘ndrangheta nel distretto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, la Bindi aveva spiegato: “Quello che è emerso è che si è davanti ad una ‘ndrangheta pervasiva e condizionante a fronte di una situazione economica che permane critica.  La ‘ndrangheta sta cambiando i propri connotati non abbandona la casa madre né il controllo del territorio, ma si espande in tutta Italia e nel mondo e stabilisce relazioni i potere a tutti i livelli. Per questo, senza indagini nella terra d’origine è complicato fare indagini dove invece la ‘ndrangheta fa affari”,

Infine Rosy Bindi ha annunciato che l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta sarà ascoltata a Roma giovedì prossimo dalla Commissione parlamentare antimafia: “Ho chiesto mesi fa di sentire l’allora ministro Lanzetta dopo un’intervista nella quale, alla domanda sulle minacce ricevute, rispose che non aveva mai parlato di ‘ndrangheta. La Commissione vuole capire se una è oggetto di minacce della ‘ndrangheta o no. Perché se diventa un simbolo e poi dice che non è stata minacciata deve spiegare il prima e il dopo”.

GM