“American sniper”: ergastolo per l’assassino di Chris Kyle

Chris Kyle
Il Navy Seal ucciso, Chris Kyle (Paul Moseley/Getty Images)

American Sniper” ha un nuovo finale. Non sappiamo cosa possa pensare Clint Eastwood, regista del film campione di incassi, ma la vera storia del cecchino Chris Kyle oggi si arricchisce di un nuovo capitolo, quello finale. La giuria del processo all’ex marine Eddie Ray Routh ha giudicato l’imputato colpevole dell’assassinio di Chris Kyle, cecchino dei Navy Seal, e di Chad Littlefield. Routh è stato condannato all’ergastolo. Il processo ha avuto luogo in Texas. La sentenza è arrivata dopo che la giuria ha respinto la teoria della difesa, secondo cui, quel 2 febbraio 2013 Routh sparò in un poligono di tiro contro Kyle e il suo amico Chad Littlefield, uccidendo entrambi sul colpo, perché affetto da problemi di mente. La teoria era supportata anche da un medico e dall’idea che Routh soffrisse di disturbi da stress post traumatico in seguito alle missioni di guerra in Iraq, e anche ad Haiti dopo il devastante terremoto, che ha compiuto quando era sotto le armi. Ha prevalso la tesi dell’accusa: Routh sapeva ciò che faceva, anche se faceva uso di stupefacenti e beveva in quantità considerevoli per curare le “ferite mentali” cui molti combattenti sono sottoposti quando rientrano nella vita civile. Lo stesso Kyle ebbe problemi di riadattamento e per far fronte a ciò si impegnava in attività di volontariato per aiutare i veterani a riprendersi. Nell’immaginario collettivo americano, Kyle resterà “La Leggenda”: nelle sue 4 missioni in Iraq, il cecchino uccise 162 persone diventando il Seal più micidiale della storia dell’esercito. Routh, invece, morirà dietro le sbarre: non avrà diritto a chiedere la libertà condizionata. L’accusa non aveva chiesto la pena di morte.

CM