La Camera approva la responsabilità civile dei magistrati

Magistratura (getty images)
Magistratura (getty images)

Anni di rinvii e polemiche, ma oggi la responsabilità civile dei magistrati è legge! #passodopopasso #lavoltabuona“, così ieri sera il premier Matteo Renzi esultva per l’approvazione definitiva da parte della Camera dei Deputati della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. La nuova legge è stata approvata dai depuatti con 265 voti a favore, 51 contrari e 63 astenuti. Solo il Movimento 5 Stelle ha votato ccontro. I partiti di mggioranza hanno votato a favore, mentre si sono astenuti Lega Nord, Forza Italia, Sel, Fratelli d’Italia e Altrantiva Libera (il gruppo in cui sono confluiti gli ex 5 Stelle). Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha commentato: “Un passaggio storico. La giustizia sarà meno ingiusta e i cittadini saranno più tutelati“.

La nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati riforma la legge Vassalli del 1988, tuttavia mantiene il rpincipio della responsabilità indiretta: ovvero il cittadino che si ritenga ingiustamente colpito cita in giudizio lo Stato che a sua volta può rivalersi nei confronti del giudice. Le novità rispetto alla legge Vassalli stanno però nell’innalzamento della soglia economica di rivalsa del danno, che può arrivare fino alla metà stipendio del magistrato; nell’eliminazione del filtro di ammissibilità dei ricorsi. Inoltre la responsabilità civile del giudice può aversi anche in caso di negligenza grave e travisamento del fatto e delle prove. Un punto quest’ultimo ha uscitato le critiche del Movimento 5 Stelle, così come l’eliminazione dell’ammissibilità dei ricorsi. Per queste ragioni, il Movimento, che pure al Senato aveva votato a favore della legge, è tornato sui suoi passi scegliendo di votare contro.

Dunque, il cittadino che sia vittima di malagiustizia potrà, come sempre, far ricorso contro lo Stato, il quale gli rirascirà direttamente i danni per poi rivalersi nei confronti del magistrato colpevole. L’azione di rivalsa dello Stato nei confronti del magistrato diventa obbligatoria. Entro due anni dall’accertamento dalla sentenza di condanna, lo Stato dovrà chiedere il risarcimento al magistrato, quando questi si sia reso responsabile diniego di giustizia o quando la violazione sia stata determinata da dolo o negligenza inescusabile. L’entità della rivalsa, finora fissata ad un terzo dello stipendio del magistrato, sale fino alla metà. In caso di dolo, tuttavia, la riavlsa sarà esercitata per l’intero ammontare del danno. Tra le novità più importanti c’è la cancellazione del filtro per i ricorsi contro gli errori giudiziari, finora rappresentato dall’ammissiblità della domanda di risarcimento, affidata alla valutazione del tribunale distrettuale quanto ai presupposti di fondatezza. Inoltre la colpa grave del magistrato ricorrerà oltre che in caso di affermazione di un fatto inesistente o di negazione di un fatto esistente, anche in caso di violazione manifesta della legge e del diritto comunitario e in caso di travisamento del fatto o delle prove. La colpa grave ricorrerà anche con l’emissione di un provvedimento cautelare personale o reale al di fuori dei casi consentiti dalla legge o senza motivazione. Riguardo al “travisamento” dei fatti e delle prove come elemento determinante la responsabilità dei magistrati, è stata richiamata un’interrpretazione costituzioale secondo la quale per travisamento si intende solo quello macroscopico ed evidente, tale da non richiedere alcun approfondimento di carattere interpretativo o valutativo. Con una clausola di salvaguardia si precisa che pur non essendo il magistrato chiamato a rispondere dell’attività di interpretazione della legge e di valutazione del fatto e delle prove, si escludono espressamente da tale ambito di irresponsabilità i casi di dolo, di colpa grave e violazione manifesta della legge e del diritto dell’Union europea.
La presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti ha spiegato che nella relazione che accompagna il testo di legge sono stati inseriti “dei correttivi, degli elementi di chiarificazione che sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, esplicitano che il danno c’è solo nel caso in cui il travisamento sia ‘macroscopico e evidente'”.

Precisazioni che tuttavia non sono bastate all’Associazione Nazionale Magistrati, che ha reagito duramente, parlando di “una legge contro i magistrati”. L’Anm ha sottolineato come la nuova legge che rafforza la responsabilità dei magistrati arrivi in un momento in cui nel Paese c’è una “corruzione dilagante“. La politica, ha affermato il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, “oggi ci ha detto che uno dei primi problemi della giustizia italiana sono i magistrati; la criminalità, i processi che non si fanno, sono invece problemi che possono attendere. E’ una scelta della politica che non ha ancora approvato una riforma sulla corruzione, sul falso in bilancio, ma si precipita a votare una legge contro i magistrati che combattono la corruzione“, ha sottolineato. Sabelli ha denunciato che con la nuova legge “si intacca il profilo dell’indipendenza dei magistrati” e “vi è un rischio di azioni strumentali“. Viene data, infatti, “la possibilità alla parte processuale più forte economicamente di liberarsi di un giudice scomodo. E’ una strada pericolosa verso una giustizia di classe”, ha avvertito.

Dal canto suo, il Ministro della Giustizia Orlando ha tentato di rassicurare i giudici, promettendo che l’applicazione della nuova norma andrà monitorata nel concreto. “Valuteremo laicamente gli effetti e siamo pronti a correggere alcuni punti“, ha detto. Ad ogni modo, secondo il ministro “sarà sufficiente la giurisprudenza a chiarire che molti dei pericoli paventati non hanno riscontro“.

Il deputato del M5S Alfonso Bonafede aveva messo sotto accusa la legge, definendola “una intimidazione ai magistrati“. Pronta la risposta del ministro della Giustizia, che in Aula aveva dichiarato: “Rifiuto l’argomento dell’intimidazione. A chi parla del travisamento dei fatti e delle prove come di un’estensione impropria, dico che questa è un’indicazione europea, e non produce un automatismo sul magistrato, che può essere chiamato in causa solo in caso di negligenza inescusabile”. Durante i lavori della Camera il governo ha dato parere negativo nei confronti di tutti gli emendamenti presentati.

La legge sulla responsabilità civile dei magistrati arriva anche per scongiurare una sanzione da parte dell’Unione europea, con il rischio di una multa di circa 37 milioni di euro. Il nostro Paese, infatti, era sotto procedura di infrazione per la mancata applicazione del diritto comunitario in materia.

V.B.