(Leo Ramirez/Getty Images)

In Corea del Sud l’adulterio non è più reato. La Corte Costituzionale di Seul ha fatto decadere, dopo 62 anni, una legge che risaliva al 1953. Secondo i giudici, la vecchia legge ledeva la libertà personale. La corte, costituita da 9 membri, si è espressa con una maggioranza di sette a due. La Corea del Sud era uno dei pochi Stati non musulmani al mondo che ancora considerava l’adulterio come un reato. Queste le parole del presidente della consulta di Seul, Park Han-Chul:”Sebbene l’adulterio resti un atto immorale, lo Stato non può intervenire nella vita privata dei singoli cittadini in materia di etica”. Quando fu concepita, la norma aveva l’obiettivo di dare una tutela legale alle donne in un momento storico in cui in poche di esse erano economicamente indipendenti e l’opinione pubblica giudicava negativamente il divorzio. La vecchia legge prevedeva fino a due anni di carcere per chi fosse stato ritenuto colpevole di avere avuto una relazione consensuale al di fuori del matrimonio. Dal 1985, circa 53.000 cittadini sudcoreani sono stati incriminati e più di 35.000 sono finiti in carcere per adulterio. Già negli ultimi tempi, però, l’applicazione di questa legge era stata fortemente ridimensionata: su 892 incriminati nel 2014, la maggior parte dei processi si è conclusa con un accordo finanziario. La decisione della Corte Costituzionale ha avuto riflessi anche sulle azioni del maggior produttore sudcoreano di preservativi, Unidus Corp.: dopo la notizia, il valore in borsa del titolo poco ha dapprima avuto un incremento del 15%, poi è stato sospeso per eccesso di rialzo.

CM