Forze speciali della Marina pronte a intervenire in Libia

(Andreas Solaro/Getty Images)

Non solo la Francia con la sua nave ammiraglia Charles De Gaulle nel Golfo Persico, ma ora anche l’Italia mobilita le forze della propria Marina militare per proteggere le proprie coste e tutelare i propri interessi in Libia. Da alcuni giorni, alcune forze speciali militari italiane, in particolare un paio di distaccamenti del gruppo operativo Incursori e una compagnia di fucilieri di Marina, stazionano nel Mediterraneo al confine con le acque territoriali di Tripoli. Dopo la partenza dai porti di La Spezia e Taranto avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì, i diversi corpi della Marina italiana sono tutti formalmente impegnati in esercitazioni denominate “Mare Aperto”, ma non ci vuol molto a dedurre che sarebbero pronti ad intervenire in caso la situazione dovesse precipitare. Sulla questione libica è stato ribadito più volte che la priorità va alla soluzione diplomatica, ma è evidente che il governo ha deciso di tenersi pronto un piano b per non farsi cogliere di sorpresa in caso di necessità. Il livello di allerta si è innalzato in considerazione della necessità di tutelare le strutture e gli interessi strategici nazionali, che in Libia sono rilevanti. In particolare sulla costa, dove passa il Greenstream, il gasdotto subacqueo dell’Eni che si snoda fra la stazione di compressione di Mellitah ed il terminale di ricevimento del gas di Gela, in Sicilia. Una struttura lunga 520 km, molti dei quali percorsi sotto il Mediterraneo, protetta dai 20mila uomini della guardia fedele al governo legittimo di Tobruk. Le zone intorno a Tripoli sono ormai epicentri di caos e gli uomini di Tobruk correrebbero il rischio di poter ben poco di fronte a potenziali assalti degli jihadisti del Califfato islamico e eventuali pretese di Alba Libica. I militari avranno anche il compito di proteggere e provvedere all’evacuazione del personale italiano che ne faccia richiesta, evitando così, per una volta, ricatti e richieste di riscatto.

CM