Twitter, negli Usa madre uccide figlio di 5 anni per avere popolarità

(Damien Meier/Getty Images)

La dipendenza da Internet e da social network ha forse tracciato una nuova drammatica, e difficilmente superabile, soglia. Negli Stati Uniti, una madre si è spinta tanto in là da arrivare ad uccidere il proprio figlio solo per il piacere sadico di poterne raccontare la presunta malattia sul proprio blog e su Twitter, facendo così incetta di risposte, preferiti e retweet. Questo, almeno, quanto risulta dalle indagini degli inquirenti di New York, che hanno dovuto orientarsi all’interno dei meandri patologici di questo nuovo caso di orrore nazionale. Lacey Spears, apparentemente amorevole madre single, è stata condannata dai giudici a 25 anni di reclusione per l’omicidio del proprio piccolo figlio di 5 anni. La donna era diventata “famosa” per la cronaca via twitter della sua personale odissea contro i problemi di salute del figlioletto. Hanno dell’incredibile i metodi adottati dalla madre per l’attuazione del suo perverso disegno: da anni Spears iniettava nel corpo del bambino dosi letali di comune sale, utilizzando una sonda gastrica che passando attraverso il naso raggiungeva direttamente lo stomaco del bambino per alimentarlo. Questa pratica causava al bambino terribili dolori ai reni dovuti all’eccesso di cloruro di sodio; il bambino però, ignaro di tutto, non poteva evidenziare ai medici alcun indizio che portasse alla luce l’operato della diabolica madre. Dopo la morte del bambino, però, in Tribunale però, sono saltati fuori alcuni video che l’hanno smascherata. A casa della Spears sono stati ritrovati due sacche da collegare alla sonda piene di sale, per un equivalente di 69 pacchetti. La pubblica accusa è riuscita a dimostrare come nella cronologia del computer sono state trovate ricerche specifiche sui danni causati dal cloruro di sodio ad alti dosaggi. Non solo, la donna è stata riconosciuta come patologicamente dipendente dall’attenzione che riceveva su Twitter per la malattia del figlio. Un’overdose di popolarità che la dipingeva come una madre eroina che affrontava l’odissea della malattia cronica del figlio.

CM