Arriva l’emendamento sul falso in bilancio

Andre Orlando
Il ministro di Giustizia, Andrea Orlando (Elisabetta Villa/Getty Images)

Il ministero della Giustizia ha riscritto il falso in bilancio: tre pagine di emendamento alla legge anticorruzione.

Nel testo, circolato ieri, fa discutere il nuovo limite di pena per il falso in bilancio sui conti di una società non quotata. Sebbene a fine agosto fosse stato deciso per un tetto massimo della pena pari a sei anni, pare che adesso si voglia scendere di un anno, arrivando dunque a 5. Quest’anno di sconto, su cui si dividono le opinioni, renderebbe possibile l’applicazione dell’ipotesi di archiviazione del fatto se non troppo pesante e insieme eliminerebbe la possibilità di ricorrere alle intercettazioni durante le indagini.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, difende l’emendamento, nonostante le critiche, ed afferma: “Abbiamo eliminato le soglie di non punibilità su cui c’erano state critiche e si terrà conto invece delle condotte di particolare tenuità, ma senza creare aree di impunità e lasciando al giudice la valutazione caso per caso: siamo comunque pronti al confronto”.

Per quanto riguarda le società quotate, il falso è punito più severamente. La sanzione si eleva a un massimo di otto anni con un minimo di tre. Difficile da credere ma diventeremo i più severi dell’Unione Europea sull’argomento. L’emendamento, inoltre, parifica alle società quotate a quelle che gestiscono il denaro pubblico. Ne sarà felice l’ambasciatore Usa in Italia John R. Phillips, paladino dell’anticorruzione.

Se da una parte diventiamo i più severi, dall’altra con le non quotate la storia è un po’ diversa. A favorire la loro situazione c’è anche l’introduzione di due nuovi articoli nel Codice Civile, il 2621 bis e il 2621 ter: il primo vuole una pena che spazi dai 6 mesi ai 3 mesi se quanto il reato commesso ha “lieve entità, tenuto contro della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta”. Non nascondiamo che si vocifera l’arrivo di una clausola secondo la quale la punizione non sarà prevista per niente. L’opzione riguarderebbe solo quelle società molto piccole e ai limiti del fallimento. Per il momento Confindustria non si è espressa sul nuovo testo, ma non ne sembra entusiasta.

BT