La Grecia rischia di annegare

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Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis (Louisa Gouliamaki/Getty Images)

La Grecia ha le casse vuote e rischia di non arrivare alla fine del mese. La speranza che arrivino altri aiuti si affievolisce sempre di più, anche se le voci per un terzo salvataggio da 30-50 miliardi circolano, sembrerebbe anche appoggiate dal vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Considerata la situazione, che il governo di Atene avrebbe pensato di risolvere prendendo a prestito soldi dalle riserve dei fondi pensione o da altri fondi pubblici, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, ha deciso di anticipare il versamento di una parte della quota dell’ultima tranche da 7,2 miliardi di euro prima della fine di marzo, per far sì che la Grecia possa respirare. In segno di riconoscenza, il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ha fatto sapere che lunedì prossimo durante la prima riunione dell’eurogruppo in programma presenterà la famosa lista di riforme. Saranno presenti le misure umanitarie, le rateazioni per pagare le imposte e la riforma fiscale.

Nonostante l’estensione di quattro mesi del programma di aiuti che la Grecia è riuscita ad ottenere dalla ex Troika, Atene non ha ancora la possibilità di accedere a quei fondi. Per farlo sarà necessario confrontarsi con i suoi creditori – almeno entro aprile – per dare vita a un programma di misure idonee (ovviamente per l’Ue, Merkel in primis) che il Parlamento dovrà valutare se approvare o meno. Due richieste sono state, inoltre, presentate dal governo di Tsipras e subito bloccate: l’aumento del limite annuale di 15 miliardi di bond a tre mesi e il versamento di 1,9 miliardi di euro di profitti sui bond greci acquistati dalla Bce.

In questo percorso con non poche difficoltà, si aggiungono altri due ostacoli: il calo del gettito fiscale del ben 40% rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato e l’impossibilità di rivolgersi al mercato. L’atmosfera non è delle migliori. Nei giorni scorsi il governo si è trovato addirittura a dover tranquillizzare gli elettori sul fatto che non avrebbe usato le riserve di liquidità di 40 municipalità per far fronte alla scadenza dei 6,15 miliardi di euro di crediti (1,53 miliardi con l’Fmi e 4,43 di diTbliss. La Grecia ha dunque l’acqua alla gola e deve sbrigarsi a trovare una soluzione se non vuole annegare. Ma la fiducia tra le due parti si è corrosa da tempo e la velocità non credo possa essere una caratteristica di questo colloquio. Ciliegina sulla torta è il ritorno in territorio negativo dell’economia greca. Il deficit commerciale è aumentato a 1,8 miliardi di euro.

L’unica buona notizia giunge da Londra e precisamente dalla Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la quale ha ascoltato le preghiere elleniche e si è decisa ad investire in Grecia, con l’obiettivo di rafforzare il settore privato.

BT