Bologna: Genitori e docenti contro benedizioni pasquali

Una scuola italiana (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)
Una scuola italiana (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Undici insegnanti e sette genitori delle scuole dell’Istituto comprensivo 20 di Bologna, insieme al Comitato “Scuola e Costituzione”, si sono rivolti al Tar per fare ricorso avverso alla decisione del Consiglio di istituto, presieduto da Giovanni Prodi, nipote dell’ex premier, di autorizzare le benedizioni pasquali del personale, dei genitori e degli alunni. Per porre fine alle polemiche, il Consiglio aveva anche optato per benedire gli alunni  e le loro famiglie in orario extrascolastico, ma a insegnanti e genitori ribelli non è andato bene neanche il compromesso.

Secondo quanto riportato nel ricorso, “benedizioni e atti di culto di qualunque religione per loro essenza non costituiscono attività didattica o culturale e dunque non sono classificabili tra le attività scolastiche e neppure extrascolastiche” e “non ha importanza che la celebrazione sia non obbligatoria prevista al di fuori dell’orario scolastico perché la partecipazione o meno a un atto di culto dentro i locali della scuola discrimina i componenti della comunità scolastica in merito alla partecipazione ad un’attività da questa deliberata in base alle proprie idee religiose”.

Insistono i contrari alla benedizione: “Non comprendiamo perché, come fanno tutte le altre scuole non vengano organizzate le benedizioni pasquali presso le relative parrocchie informando genitori e insegnanti di tale opportunità. Invitiamo in ogni caso il Consiglio di istituto a rivedere autonomamente la propria decisione che è fonte di una palese divisione della comunità scolastica che riteniamo si debba superare”.

 Non si è fatta attendere la replica della Curia, che domenica scorsa su ‘Bologna Sette’, inserto di ‘Avvenire’, attraverso don Raffaele Buono ha evidenziato che “in uno stato di diritto è certamente legittimo impugnare una decisione che si ritiene ingiusta; è però segno di autentico amore per la democrazia rispettare l’autonomia di una scuola, in particolare quando il suo supremo organo di rappresentanza si esprime con una maggioranza schiacciante”. Frasi che non hanno convinto il Comitato, per il quale il principio di laicità e aconfessionalità dello Stato “comporta la neutralità degli spazi pubblici”.

GM