L’euro? Un errore

Stefano Fassina
Stefano Fassina (Vincenzo Pinto/Getty Images)

Bisogna abbandonare l’euro per il bene del’Europa. Così confessa Stefano Fassina, economista e deputato Pd in un’intervista al Giornale. «L’euro è il tassello di una linea di politica e economica che non funziona e che sta portando l’Eurozona al naufragio. Come dimostra la Grecia, non ci sono le condizioni politiche per una correzione della rotta economica. Non è un problema dell’Italia o della Grecia. È un problema di tutti. Anche della Francia e della Germania».

L’errore è nato molti anni fa, ventitré  per l’esattezza, quando il 7 febbraio del 1992 venne firmato il trattato di Maastricht, il quale a sua volta prevedeva la nascita entro il 1° gennaio del 1999 della Banca centrale europea e del Sistema europeo delle banche centrali. Entrambe avrebbero poi dovuto coordinare le politiche riguardo la moneta unica. Ma di che natura era quest’errore? «Allora abbiamo fatto degli errori politici. – ammette Fassina – Abbiamo pensato a uno scenario che non si è verificato. Si è sognato un’integrazione politica che non c’è stata. L’euro non solo non ha avvicinato i Paesi, ma anzi li ha allontanati. Ha divaricato le opinioni pubbliche degli Stati. L’integrazione politica è stata minata dall’euro stesso».

Subentra poi il problema Troika (termine con cui intendiamo l’organismo composto dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale) che “interviene direttamente nella gestione dei governi. E quando non interviene direttamente, lo fa con le raccomandazioni delle commissioni”. Fassina la critica e con le sue azioni prova “a spostare quelle posizioni del Pd che non funzionano, che non aiutano il Paese a venire fuori dalla spirale di stagnazione, di disoccupazione e di aumento del debito pubblico”.

Nello scenario europeo a Renzi, che sembra andare a braccetto con le istituzioni, si contrappone Tsipras con il suo modo di governare alternativo. Un modo molto più coerente con i reali ideali di sinistra. Questa linea alternativa nasce dalle “sofferenze economiche e sociali” che il popolo ellenico ha dovuto patire. “Da noi la sinistra non riesce a comprendere che con la svalutazione e l’austerità imposte dalla Troika non c’è alcuna prospettiva. Abbiamo idealizzato la funzione di Bruxelles senza riconoscere gli interessi nazionali che venivano colpiti. Ora facciamo fatica a uscire da un paradigma culturale che abbiamo seguito per troppo tempo”.

Quello che manca nel nostro governo, dunque, è uno sguardo sincero verso quella parte di popolazione – la stragrande maggioranza – che “è stato segnato da questi anni di difficoltà”. In Italia, in questo momento, Landini, segretario generale della FIOM, sta ponendo questi problemi alla politica, ponendo delle domande forti affinché vengano date delle risposte che lo siano altrettanto. Fassina, comunque, vuole precisare che Landini “non sta proponendo un partito” ma ritiene che la sinistra “debba raccogliere” le sue domande.

BT