L’Isis ora vuole distruggere le Piramidi e la Sfinge

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La Sfinge e la Piramide di Giza (Cris Bouroncle/Getty Images)

L‘Isis continua a mostrarsi furente e violenta non solo verso le persone, ma anche verso le opere d’arte e tutto ciò che secondo lo Stato Islamico va in qualche modo contro la loro religione, o meglio il loro modo estremo ed integralista di interpretarla. Dopo aver distrutto una parte delle antichissime mura di Ninive, risalenti al 4750 prima di Cristo, la tomba del profeta Giona a Mosul e più recentemente antichissime opere d’arte custodite nel museo di Ninive, oggi i sanguinari miliziani fedeli al califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno raso al suolo con i bulldozer l’antica città assira di Nimrud, fondata nel XIII secolo a.C..

Adesso, dopo aver compiuto l’ennesimo scempio contro la storia dell’umanità stessa, l’Isis ha lanciato via internet una fatwa contro le Piramidi e la Sfinge in quanto “idoli” contrari alla fede islamica poiché simboli dei faraoni dell’antico Egitto. Consentirne la loro esistenza, a detta dei tribunali islamici, significherebbe avallare l’idolatria. Da qui l’appello a tutti i jiadihisti dell’Isis affinché li facciano saltare in aria. Un’idea agghiacciante che ha destato molto scalpore e preoccupazione soprattutto in Egitto.

La fatwa, che nell’ordinamento giuridico islamico è la risposta del giudice a una dubbio legislativo non sufficientemente chiaro, era già stata pronunciata nel 2012 dall’imam Murgan Salem al Gohary. Ora però alla luce delle recenti distruzioni perpetrate dai jihadisti dell’Isis assume toni più realistici. Il primo sdegnato commento arriva da Mustafa Amin, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità: “Chi ha pronunciato la fatwa contro le Piramidi non capisce nulla; la religione ci esorta a prendere esempio da chi ci ha preceduto attraverso l’osservazione di ciò che ci hanno lasciato. La legge egiziana punisce chi intacca i beni archeologici, anche solo con un graffio”. Amin ha poi aggiunto: “Questi reperti sono il punto di contatto diretto tra noi e il passato e la loro esistenza è importante”.

F.B.