L’Ue boccia la Grecia. Ma si parla di referendum

Tsipras
Il premier ellenico Alexis Tsipras (Getty Images)

La Grecia è nuovamente sul punto di essere bocciata. La lista delle riforme non va bene, non è completa e soprattutto per essere attuata avrà bisogno di “tempi lunghi”, che non ci sono. Perciò, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo ha fatto sapere ad Atene – in anticipo sulla riunione di oggi – che “a marzo non verrà versata alcuna tranche di aiuti”.

Si mette male, dunque, per Alexis Tsipras premier di una Grecia che di soldi non ne ha più. Oltre alla gravissima crisi di liquidità che ha investito le casse dello Stato, si aggiunge il fatto che nel mese di marzo il Paese deve rimborsare 1,5 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. Ma la cosa più grave, forse, è che non ci sono i soldi nemmeno per pagare i dipendenti pubblici. Date queste premesse, si può facilmente intendere quanto risulti importante la giornata di oggi per lo Stato ellenico.

Per non perdersi d’animo, in attesa di quanto accadrà oggi, il presidente del consiglio ellenico ieri ha   telefonato prima al presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, con cui avrebbe confermato il rispetto per l’indipendenza dell’Eurotower. Poi avrebbe deciso di chiamare anche il premier francese Hollande, con cui, invece, si sarebbe raccomandato di avere un incontro al più presto a Parigi.

Siamo di nuovo da capo a dodici. Nonostante il precedente accordo trovato per la proroga di aiuti e le acque che apparentemente si erano calmate, di nuovo abbiamo le due parti contrapposte. L’Ue austera da una parte e una Grecia che si muore di fame dall’altra. La fiducia reciproca è poca. La strada sempre più tortuosa. Dijsselbloem, seppur inizialmente fosse apparso convinto del documento, ha assunto una linea molto dura. A bilanciare i sentimenti ci pensa però Juncker, presidente della Commissione europea, che tranquillizza gli animi – e i mercati – affermando che “non ci sarà mai una Grexit“.

Una Grexit no, un referéndum forse. Il Governo di Atene ha infatti anticipato che, nel caso in cui gli aiuti non arrivassero, potrebbe essere indetto un referendum sulle politiche europee. Per evitare il disastro, oggi – secondo alcune fonti – “si discuterà della procedura”: dei team tecnici si riuniranno a Bruxelles per fare dei lavori preparatori prima della riunione dell’Eurogruppo. Comunque, molto probabilmente oggi non si giungerà a una decisione in merito allo sblocco degli aiuti.

Ricordiamo che il Piano di riforme ha come punti principali la lotta alla crisi umanitaria (buoni pasto, energia elettrica gratuita, buoni pasto), la lotta all’evasione dell’Iva, in generale la lotta all’evasione fiscale. Inoltre, è prevista la riduzione della burocrazia e l’istituzione di un consiglio di bilancio che possa monitorare la spesa del governo.

E il Quantitative easing?

Il Quantitative easing, che inizia oggi 9 marzo, quasi sicuramente non aiuterà in nessun modo la Grecia. Né tanto meno l’Italia. Sebbene gli Spread siano scesi, come i rendimenti dei titoli di stato e l’euro sia quasi alla pari con il dollaro, a beneficiarne non saranno tutti i Paesi. Le esportazioni da oggi in poi avranno molte più possibilità e saranno sicuramente più appetibili sul mercato internazionale. Ma a parte la Germania, la cui economia è basata in gran parte sulle esportazioni, tutti gli altri resteranno a guardare. Come sempre.

BT