Fecondazione assistita: i primi nati con l’eterologa in Italia

Embrioni (JOSEP LAGO/AFP/Getty Images)
Embrioni (JOSEP LAGO/AFP/Getty Images)

Sono nati i primi bambini concepiti in Italia con la fecondazione eterologa dopo l’abolizione del divieto previsto dalla contestatissima legge 40 del 2004. La legge fu sottoposta nel 2005 a un referendum abrogativo, che però andò deserto e non raggiunse il quorum sufficiente. Sulla legge è poi intervenuta la Corte Costituzionale a mettere la parola fine a diversi divieti.

I bamnini, due gemelli, sono nati da una donna di 47 anni che era da 15 che cercava di avere un figlio, senza successo. La donna è riuscita a coronare il sogno di diventare madre grazie alla donazione degli ovociti da parte di un’altra donna italiana e la fecondazione è stata eseguita in Italia. I bimbi sono nati nella clinica Alma Res Fertility, l’annuncio è stato dato dal ginecologo che dirige la struttura, Pasquale Bilotta. Due embrioni sono stati trasferiti nell’utero della donna che li ha ricevuti in donazione, dopo essere stati fecondati con il seme del marito. La donatrice degli ovociti è stata scelta in base alla compatibilità del gruppo sanguigno e alle caratteristiche fenotipiche (come il colore degli occhi, dei capelli) della ricevente. Il parto è stato prematuro, con quattro settimane di anticipo, ed è avvenuto con taglio cesareo. I bambini e la mamma comunque stanno bene.

La notizia della nascita di bambini nati in Italia con la fecondazione eterologa, dopo l’abolizione del divieto, giunge proprio nel giorno in cui la legge 40 compie 11 anni: entrò in vigore, infatti, il 10 marzo del 2004.

La legge potrebbe essere ancora modificata. Ad aprile si terrà una nuova udienza della Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di un altro divieto: quello di diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli.

In questi anni la legge 40 è stata smantellata pezzo per pezzo di molti suoi divieti, a seguito di sentenze pronunciate sia dalla nostra Corte Costituzionale che dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e di crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti, il divieto di fecondazione eterologa e di accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie infertili; è rimasto invece in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e per le coppie omossesuali.

Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, ha commentato con soddisfazione i risultati raggiunti in questi anni, parlando di “bilancio positivo”. “E’ stata una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute”, ha detto. La stessa Gallo, tuttavia, ha sottolineato anche “la distanza e l’inadeguatezza del Parlamento sui temi che riguardano la libertà delle persone. Sarebbe opportuno che intervenisse prima della Consulta, ma credo che rimarremo delusi ancora una volta”.

Un’altra delicata questione legata alla legge 40, su cui devono ancora pronunciarsi sia la Consulta che la Corte di Strasburgo, è poi quella relativa al divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso. Una materia in cui sono coinvolti principi e dilemmi etici molto complessi.

V.B.