Grecia determinata per i danni di guerra

New Riots Break Out In Greek Capital
(Milos Bicanski/Getty Images)

Dopo le parole, il governo di Tsipras passa ai fatti. Come già annunciato precedentemente, la Grecia ha intenzione di chiedere la riparazione dei danni della Seconda Guerra Mondiale alla Germania. Da quanto si apprende il ministro della Giustizia ellenico, Nikos Paraskevopoulos, sta per inviare una sentenza alla Corte Suprema per sequestrare dei beni tedeschi come risarcimento dei danni recati nel Paese. Si potrebbe trattare del Goethe Institut di Atene e Salonicco e della scuola tedesca della capitale.

Non è la prima volta che la Grecia si muove in questo senso, già nel 2000 i giudici avevano dato ragione ai cittadini di Distomo – dove i nazisti nel 1944 uccisero 218 persone – concedendogli il diritto di chiedere un indennizzo. Per far muovere tutta la macchina burocratica e rendere operativo quanto i giudici avevano concesso serviva però un ordine ministeriale. E Paraskevopoulos è pronto a darlo. 

Nonostante la situazione critica della Grecia, e lo stallo con l’Ue, Tsipras ha deciso ugualmente di tirare fuori la questione in questo momento molto delicato. E di certo questa decisione non lo faciliterà nell’ottenere i soldi necessari a pagare i creditori. Comunque, il leader di Syriza non ci bada e porge le sue accuse alla Germania: “dopo la riunificazione della Germania, nel 1990, furono create condizioni legali e politiche perché questa questione fosse risolta”, ma i leader tedeschi hanno preferito scegliere “il silenzio, i trucchetti legali e i ritardi” e non pagare quanto dovuto.

L’importo preciso che la Germania dovrebbe restituire alla Grecia ancora non si sa. Secondo quanto stimato dal docente di storia dell’economia alla London School of Economics, Albrecht Ritschl, quel famoso debito doveva essere pari ad un anno di PIL, dunque 90 miliardi di marchi nazisti del 1944. Ma adesso una conversione è impossibile. Mentre secondo i dati forniti qualche anno fa dalla Banca Centrale della Grecia la cifra corrisponderebbe a 4,5 milioni di libbre d’oro, ovvero 162 miliardi di euro.

Berlino, come prevedibile, non ne vuole sapere di pagare. Anche perché ricorda di aver già pagato ai tempi, nel 1960, 115 milioni di marchi tedeschi (59 milioni di euro). E in più non perde l’occasione di riportare l’attenzione su quanto preoccupa adesso l’Ue, ovvero la gravissima situazione finanziaria greca. Il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, ha concluso la discussione dicendo: “E’ nostra ferma convinzione che le questioni sulle riparazioni e le compensazioni siano state politicamente e legalmente risolte. Dovremmo concentraci sulle questioni attuali”.

Dunque, diciamo che il Governo di Tsipras ora si trova davanti a un bivio: può scegliere di continuare a seguire l’orgoglio causando l’inasprimento della situazione con la troika e l’aumento esponenziale della tensione europea, oppure potrebbe capire che forse questo è il momento di scendere a patti per ottenere quei soldi e riuscire a far mangiare i propri cittadini. A tal proposito – secondo alcune indiscrezioni – Tsipras starebbe valutando di prelevare 550 milioni di euro dal fondo destinato alla ricapitalizzazione delle banche. Ovviamente senza chiedere autorizzazione alla Bce.

Vedremo se è tutto fumo o ci sarà anche l’arrosto. Se così dovesse essere, forse, vedremo realmente realizzarsi l’opzione Grexit che i mercati tanto temono.

BT