La vetta dell’Everest tramutata in una montagna di feci

(Paula Bronstein/Getty Images)

L’Everest è la montagna più alta del mondo. Certo, i suoi 8.848 metri sono ben lontani dagli oltre 25mila del monte più alto del pianeta Marte, ma la nostra montagna resta pur sempre uno dei massimi gioielli naturali del nostro fragilissimo pianeta. Eppure la vetta più ambita dagli scalatori di tutta la Terra, un luogo che, nell’immaginario collettivo, una volta raggiunto, dovrebbe consentire un immacolato momento di massima astrazione e di coniugazione con il creato, in realtà si è tramutata in un accumulo di cacca. Sì, avete letto bene: cacca, escrementi, deiezioni, feci. Feci umane. Da anni si parla del problema dei rifiuti abbandonati dagli scalatori, ma i più dannosi sono proprio questi. La questione viene risollevata ogni qual volta si apre la stagione delle scalate: da qui fino a maggio, più di 700 escursionisti e appassionati saliranno fin lassù con le proprie guide lungo le pendici del monte, e poi si lasceranno dietro “montagne” di rifiuti. Non solo feci e urine, ma anche bombole di ossigeno, lattine o tende strappate.

Il governo del Nepal lo scorso anno ha cercato di ovviare chiedendo alle squadre di arrampicatori una cauzione di circa 3.500 euro da restituire solo se si riportano al campo base (situato a circa 5mila metri di altezza) circa otto chili di spazzatura e rifiuti organici, la quantità media che si dovrebbe produrre durante la scalata. Quest’anno la regola sarà fatta rispettare con maggior rigidità e ci saranno funzionari governativi che controlleranno attentamente la gestione dei rifiuti in tutta la montagna. Il campo base non è dotato di fogne ma è attrezzato per lo smaltimento dei rifiuti organici con sistemi alternativi. Ma in cima al monte non ci sono, al momento, soluzioni diverse da quello di espletare le proprie funzioni fisiologiche creando delle buche nel ghiaccio. Come spiegato, però, da Ang Tshering, presidente dell’Associazione degli scalatori del Nepal, “se una buca è troppo piena i rifiuti non si possono smaltire adeguatamente. Inoltre, quando i ghiacci si sciolgono, e feci riaffiorano all’aperto, provocando un odore sgradevole e mettendo a rischio la salute delle persone che ricavano l’acqua potabile dai fiumi che scorrono dai ghiacciai dell’Everest”.

CM