La crescita c’è. Ma non rilassiamoci

Visco Padoan
Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (Mandel Ngan/Getty Images)

Venerdì 13 marzo a Cernobbio, sul lago di Como, si è tenuta la ventiseiesima edizione del Workshop Ambrosetti dedicato a “Lo scenario dell’Economia e della Finanza“. L’evento – a cui hanno partecipato figure illustri dell’economia – è stato un modo per riscontrare gli spunti positivi che l’economia italiana sta dando in questi giorni. Durante l’incontro sono intervenuti anche il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

“È arrivato il QE ed è scoppiato l’ottimismo, – afferma Visco – un ottimismo nuovo che fino a poche settimane fa non c’era. Ma bisogna stare attenti, essere consapevoli e cogliere le opportunità quando si presentano, come in questo momento. C’è ancora fragilità. C’è il problema profondo della distanza tra l’Europa e il resto del mondo che si sta allargando. Ci sono stati indicatori recenti piuttosto favorevoli, in Europa e in Italia, ma altri poco favorevoli come l’ultimo dato dell’indice sulla produzione industriale. O si interviene e si cambia in maniera strutturale, o si decide di affrontare un mondo che è molo cambiato negli ultimi 15, 25 anni, o si soccombe”. A meno di una settimana dall’avvio del Quantitative easing della Bce, il governatore ha ridato fiducia agli “animal spirits“, ma allo stesso tempo ha ritenuto opportuno contenere gli entusiasmi. Il Qe “è un fatto contingente” ha ammonito Visco.

La crescita comunque c’è. Il calo dei tassi e la svalutazione del cambio euro-dollaro porteranno la crescita economica italiana oltre il mezzo punto percentuale di PIL nel 2015 e addirittura dell’1,5% nel 2016. Ma allo stesso tempo “non possiamo tenere i tassi allo 0% per un periodo troppo lungo e bisogna tornare velocemente al target Bce del tasso d’inflazione al 2%”. L’Italia deve, allora, cogliere al volo l’opportunità del Qe – non dimenticando di fare i compiti a casa – che interviene lì dove le riforme strutturali non hanno messo in moto la domanda. “Quel che conta è il cambio reale che è la capacità di un sistema di investire e acquisire guadagni di produttività”.

Infine, il governatore della Banca d’Italia conclude: “Ora dobbiamo farlo, è inevitabile, o si o si soccombe. Va cambiata la struttura tecnologica dell’intero paese, le piccole imprese dovranno aggregarsi, serve un sistema bancario più solido e questa è la direzione giusta, va soddisfatta la nuova domanda che deriva dai cambiamenti demografici. Serve skilled labour, più investimenti dall’estero che stimolano la concorrenza, migliore legalità, scuola”.

Anche il ministro Padoan si dichiara ottimista, ma allo stesso tempo afferma: “Non ci rilassiamo. Io non sono uno che si accontenta. Quello che abbiamo da fare è molto di più di quello che abbiamo fatto”. L’azione del governo si baserà su tre pilastri: gli interventi strutturali per il rilancio della produttività, il percorso di consolidamento dei conti pubblici e le politiche multidimensionali per il rilancio degli investimenti. Tutta la “massa critica” di riforme strutturali che il governo ha messo in campo, a breve saranno messe in atto, “perché è questo il tempo necessario per riattivare la fiducia delle famiglie”. Secondo il ministro, una volta che saranno in vigore le riforme, la crescita economica sarà più stabile e probabilmente definitiva.  Continua anche l’operazione di spending review che è “viva e vegeta” per dirla alla Padoan. Il colloquio con Regioni ed enti locali a tal proposito rimane aperto.

Durante il Workshop – a cui ha partecipato anche il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis – ovviamente non si è potuto non parlare del caso “Grecia” e della conseguente “Grexit“. A tal proposito si è espresso Padoan che ha spiegato come “Ogni relazione tra Grexit e Italia è fuori luogo. I rischi per l’Italia non crescerebbero per una Grexit“.

Concludiamo con il consiglio che il ministro dell’Economia si è sentito di dare a tutti i partecipanti – e probabilmente anche all’esecutivo di cui fa parte – “due cose non bisogna fare: peccare di eccesso di ottimismo e non cogliere gli incentivi a fare le riforme”. E che la crescita sia con noi. Amen.

BT