L’Lsd è la cura giusta per i malati terminali?

(Christopher Furlong/Getty Images)

Il chimico svizzero Albert Hoffman sintetizzò l’LSD nel 1938 e si è spento 70 primavere più tardi, alla veneranda età di 102 anni. La sua vita personale e professionale fu profondamente contraddistinta dalle sue ricerche sull’acido lisergico: sarebbe, pertanto, interessante conoscere le sue opinioni sulle novità della ricerca scientifica internazionale sulla sua “creatura”. Sono diversi i ricercatori di tutto il mondo che stanno cercando di usare Lsd e altre sostanze allucinogene per fini terapeutici. Una terapia a base di Lsd potrebbe far diminuire l’ansia dei malati terminali negli ultimi mesi di vita, favorendo l’accettazione della morte. A questo studio, condotto dallo psichiatra svizzero Peter Gasser insieme ad alcuni ricercatori delle Università di Berna e di Zurigo, hanno partecipato 12 persone, la maggior parte delle quali affette da cancro. La terapia prevedeva una dose a settimana di Lsd seguita da un colloquio con lo psichiatra sulle sensazioni provate, ed è durata due mesi. Durante le ore sotto effetto della droga la maggior parte dei partecipanti ha riportato sensazioni di stress, ma al termine della terapia quelli che hanno ricevuto le dosi maggiori della sostanza hanno avuto un miglioramento valutabile intorno al 20% dell’ansia. Anche nel Regno Unito è stato dato il via libera agli studi su questa potente droga che potrebbe aiutare, in certi casi controllati in laboratori, i soggetti affetti da gravi disturbi depressivi.

Il professor David Nutt dell’Uiversità di Cardiff, in Galles, dopo le scansioni cerebrali effettuate su una ventina di pazienti, avrebbe lanciato su Internet una campagna di raccolta fondi per portare avanti i suoi studi: l’obiettivo è raggiungere quota 35mila euro. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, l’LSD era diventata un simbolo della controcultura, caricandosi di significati politici. Ora, però, sembra che le cose stiano cambiando e anche gli Stati Uniti procedono verso la legalizzazione delle droghe leggere. Questa nuova mentalità ha favorito gli scienziati che vogliono riprendere in mano lo studio delle sostanze psichedeliche. Sono ricerche appena cominciate, ma destinate a moltiplicarsi. Resta il problema dei gravi effetti collaterali: si va dalla tachicardia agli effetti psicotici come megalomania e allucinazioni, dall’iperglicemia ai problemi respiratori, alla dissociazione di memoria, per finire coi “viaggi extra-corporei”. Nel caso dei malati terminali, però, proprio questi ultimi sarebbero decisivi per trascendere oltre il proprio destino e, quindi, accettarlo.

CM