Babybullismo, il pentimento di Greta

Disabilità (ANNE-CHRISTINE POUJOULAT/AFP/GettyImages)

Ha chiesto scusa con una lettera pubblicata dal ‘Corriere della Sera’ Greta, la ragazza accusata insieme a due compagni di classe di aver aggredito in classe con calci, pugni e sputi, davanti agli occhi dell’insegnante, che però non è intervenuta, una loro compagna disabile, nel Vercellese. “Sono la ragazza che tutti voi state dipingendo come un mostro. Le persone che mi conoscono, sanno che non sono una ragazza violenta, anzi, io sono dell’idea che le parole dette in una certa maniera, possano far più male di uno schiaffo”, queste le parole con  cui inizia la lettera della ragazza accusata di bullismo.

Scrive Greta: “Purtroppo, e risottolineo purtroppo, sto attraversando un brutto periodo, e a volte presi dalla rabbia e dal nervoso, si fanno cose che non si vorrebbero fare. A volte si agisce d’impulso, senza pensare a quello che si sta facendo. Io ho sbagliato, sicuramente”. Ma la ragazza aggiunge: “Credo anche che chiunque si meriti una seconda possibilità. È giusto pagare per i propri errori; anche se sono davvero dispiaciuta per quello che è successo. Anzi, dispiaciuta non è la parola adatta, la parola esatta è pentita. Sono molto pentita per ciò che ho fatto, tornassi indietro non lo rifarei mai”.

“State parlando di ‘bullismo’. Io non sono una bulla!” – si difende l’adolescente – “Mi state facendo passare per quella che non sono! Mi sento uno schifo, anche se so che per la maggior parte di voi è giusto così.
Quello che sto passando io è sovrumano. È più di quanto ognuno di voi si possa immaginare. Mi state giudicando tutti, ma mi state giudicando per quello che non sono”.

Conclude la lettera: “Non sono né una bulla, né una ragazza a cui piace fare del male alle altre persone. Ho sbagliato, lo so, e chiedo scusa a S. Non chiedo la vostra comprensione, ma ci tenevo a farvi sapere che nonostante io abbia sbagliato, mi state facendo passare e sentire come una ragazza che ha ucciso”.

GM