Poliziotti lavavetri per chiedere sicurezza

Lavavetri (Matthew Lloyd/Getty Images)
Lavavetri (Matthew Lloyd/Getty Images)

“In decine e decine di città italiane ci siamo armati di secchio e spazzolone per sostituirci ‘provocatoriamente’ ai lavavetri e iniziare a distribuire ai cittadini 500.000 cartoline per il premier Renzi con l’obiettivo di incalzare il Governo e richiamarlo alle proprie responsabilità sulle risposte da dare all’emergenza terrorismo, ormai alle porte visto il sangue italiano versato in Tunisia”, così in un comunicato il Sap, sindacato autonomo di polizia ha spiegato il senso dell’iniziativa di fingersi lavavetri ai semafori per volantinare ciò che pensano dell’emergenza sicurezza.

Accusa il Sap: “E’ inaccettabile che un Paese come l’Italia – che spende 7 milioni di euro l’anno per le pulizie della Camera dei Deputati – non riesca a trovare 6 milioni di euro per un Corso Anti Terrorismo serio (non la “presa in giro” che vuol propinarci il Dipartimento) e non riesca a reperire 20 milioni di euro quest’anno e 40 a regime per assumere gli idonei non vincitori e sbloccare il turn over, per mettere la parola fine alla chiusura di 251 presidi di polizia, per ripianare il gap di ufficiali di polizia giudiziaria visto che mancano 14.000 Ispettori e 9.000 Sovrintendenti”.

Sei le richieste al presidente del Consiglio: sblocco del turn over, stop alla chiusura dei presidi di polizia, assunzione degli idonei dei concorsi, sanare il sotto organico di 9.000 sovrintendenti e quello di di 14.000 Ispettori (ufficiali di polizia giudiziaria) e un Corso Anti Terrorismo (CAT) per 12.000 operatori di volante, Rpc e operatori di polizia di frontiera.”E’ una situazione intollerabile” – spiegano Giuseppe Calderone e Gianni Mancino, esponenti di punta del sindacato nel Lazio – “e vogliamo dire ai cittadini come stanno le cose, che non siamo preparati all’emergenza terrorismo, che anche nella nostra città riusciamo con fatica a fare il nostro dovere a causa della carenza di mezzi ed organici aggravata dai tagli dell’ultima legge di stabilità”.

Giuseppe Gabriele Mastroleo