Overdose di chemioterapici, primario nei guai

Chemioterapia (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
Chemioterapia (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Troppi gli errori che sono costati la vita a Valeria Lembo, la donna di 34 anni, morta il 29 dicembre del 2011 per un’overdose di chemioterapici: è disarmante infatti il quadro che emerge in queste ore. Qualche settimana prima di morire, alla giovane donna furono somministrati 90 di vinblastina, una molecola chemioterapica usata per combattere il morbo di Hodgkin, al posto dei nove necessari. E ora emerge dalle intercettazioni depositate dalla difesa della dottoressa Laura Di Noto, una delle imputate nel processo per omicidio colposo, che il primario del reparto di Oncologia medica del Policlinico, Sergio Palmeri, avesse visto che il numero scritto era “90” e solo dopo sarebbe stato tolto lo zero, manomettendo la cartella clinica.

Secondo la Di Noto, il 23 novembre la cartella clinica presentava lo stesso errore, ma il dosaggio fu esatto e accusa: “Quando mi hanno chiamato dalla farmacia dell’ospedale per dirmi che avevano solo 70 mg del farmaco sono andata a controllare la cartella clinica, facendo attenzione, come da prassi, sia alla prescrizione del 7 dicembre che a quella precedente: erano uguali, sempre 90 mg. Così dissi che era tutto giusto, non mi vennero dubbi”. La dottoressa spiega poi che “Palmeri mi disse di non dire nulla ai parenti  Non si doveva parlare del sovraddosaggio né con i parenti della signora Lembo, né con altri medici. Dovevamo dire che era una gastroenterite. Lo stesso Palmeri mi disse di chiamare la signora per sapere come stava e consigliarle, eventualmente, di andare in ospedale”.

Nell’audio che la difesa della dottoressa ha depositato, si sente Laura Di Noto che insiste nel chiedere al primario se egli non ricordasse che ci fosse scritto “90” e Palmeri che a un certo punto conferma: “Mi pare che sì, che ci fosse scritto quello”. Oltre alla Di Noto e al primario, risultano imputati lo specializzando Alberto Bongiovanni, lo studente universitario Gioacchino Mancuso, l’infermiera professionale Clotilde Guarnaccia e l’infermiera Elena D’Emma.

GM