Gb, primo trapianto di un cuore “morto”. Un successo medico

(John Moore/Getty Images)

La scienza medica e chirurgica ha probabilmente compiuto oggi un epocale passo in avanti: in Gran Bretagna è arrivata la conferma concreta che è possibile “riattivare” e trapiantare un cuore preso da un corpo morto. Fino ad ora questo tipo di intervento si effettuava da pazienti in stato di morte cerebrale, quando, quindi, il muscolo cardiaco era ancora in funzione. In questo caso, invece, l’organo aveva smesso di palpitare naturalmente, ma poi è stato fatto ripartire. L’intervento, che apre una nuova frontiera scientifica, è stato realizzato circa un mese fa nel Papworth Hospital, nel Cambridgeshire, in Inghilterra. Il primo paziente al mondo a giovarne è un uomo di 60 anni di Londra; a 30 giorni dall’operazione sembra godere di una buona ripresa e di buone condizioni di salute. Questa nuova tecnica potrebbe determinare un forte incremento dei trapianti di cuore nel Regno Unito, permettendo di salvare centinaia di vite e riducendo fortemente le liste d’attesa. I chirurghi del Papworth Hospital hanno riattivato il cuore mediante una sorta di pompa nel corpo ricevente, lo hanno monitorato per verificarne l’efficienza e dopo circa 50 minuti lo hanno collegato al sistema vascolare. In precedenza, l’organo non era stato conservato in ghiaccio, bensì in una teca e in soluzione che ricreava un ambiente caldo e sterile, che ha consentito la “miracolosa” ripresa del battito. “Prima dell’intervento riuscivo a malapena a camminare, ora mi sento più forte giorno dopo giorno”: è questo il racconto del paziente, Huseyin Ulucan, in lista d’attesa per un cuore nuovo dopo un grave infarto nel 2009. L’unico precedente simile risale allo scorso anno, in Australia.

CM