Renzi al Pd: “Chiedo un voto sull’Italicum”

Matteo Renzi (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Matteo Renzi (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Nella sua relazione alla direzione del Pd, il segretario del partito e presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha sottolineato: “Spero sia l’ultima direzione in cui discutiamo di legge elettorale, poi è opportuno che il gruppo alla Camera abbia la possibilità di riunirsi e decidere in merito se lo riterrà opportuno, noi condivideremo con il gruppo la scelta. Io oggi chiedo un voto su questa riforma come ratifica di quello che abbiamo fatto e come mandato per i prossimi mesi”.

“Chiedo un voto per la qualità e l’efficacia dei governi che verranno ma anche per la dignità di questo governo” – ha detto ancora Renzi – “Il modello di riforme che proponiamo non vede la dittatura o la ‘democratura’, piuttosto è un modello di democrazia che decide. Il punto chiave è il ballottaggio, perché consente di avere un vincitore o di non averlo”.

Renzi ha aggiunto: “Sulla legge elettorale ci giochiamo la fiducia. Ho letto qualcuno che ha detto che non si può mettere la fiducia sulla legge elettorale. Ne parleremo tra di noi. Permettetemi ora di mettere la fiducia al nostro interno. Considero un clamoroso errore riaprire la discussione al Senato”. Poi è tornato sulla caduta del governo guidato da Enrico Letta, sostenendo: “Non c’è stato qualcuno che ha scelto di staccare la spina al governo precedente. Il governo precedente non riusciva ad andare avanti sul percorso delle riforme e per questo abbiamo votato in direzione”.

Il segretario Pd ha proseguito: “Il fatto che per la prima volta questo partito si preoccupi dei precari, dei diritti di quelle persone che in passato sono state ignorate dalla politica, ci dovrebbe rendere orgogliosi. Non è un numero, ma sono ragazzi, non più ragazzi. Se non siamo capaci di guardare a quel mondo là non c’è dibattito sulla sinistra che tenga: non saremo sinistra. Non lascio il monopolio della parola ‘sinistra’ soltanto a chi la usa con più frequenza”.

Critiche agli avversari politici

Quindi una sferzata ai suoi avversari politici, a partire dall’ex premier Silvio Berlusconi: “Mi limito a segnalare che la destra francese fa scelte diverse da Forza Italia: non insegue Marine Le Pen, sceglie di stare nell’arco repubblicano e poi – ahimé – vince anche. Ma vince la destra, non l’estrema destra”. Quindi su Beppe Grillo: “Non è più uno spauracchio. Un anno e mezzo fa iniziavamo le riunioni parlando di lui, eravamo terrorizzati. Ora non è più uno spauracchio, ma uno sciacallo”.

Infine su Matteo Salvini e Maurizio Landini: “Smettetela di lamentarvi di Salvini in tv: più va in tv e più gli italiani lo conoscono. Si tratta di personaggi che sono soprammobili da talk televisivo. Quando vedo Landini in una trasmissione televisiva mostrare di non conoscere, da sindacalista, la legge di Stabilità, mi rendo conto che la politica diventa una rappresentazione mediatica che non ha alcun rapporto con la realtà”.

Un partito a vocazione maggioritaria

“Io mi sono iscritto al Pd perché al disegno della vocazione maggioritaria ci credevo davvero. Evitando il Consultellum, evitiamo il rischio di un centrismo di ritorno”, rileva ancora Matteo Renzi, secondo cui l’attribuzione del premio alla lista vincente e non alla coalizione “è la realizzazione più importante per un partito a vocazione maggioritaria, che è stato il sogno di una generazione”, inoltre serve “a ridurre il potere di veto dei partiti piccoli”.

GM