Inchiesta Ischia, D’Alema minaccia denunce

Massimo D'Alema (RAMZI HAIDAR/AFP/Getty Images)
Massimo D’Alema (RAMZI HAIDAR/AFP/Getty Images)

Mentre i pm di Napoli che indagano sugli appalti per il metano ad Ischia non escludono di sentire anche Massimo D’Alema come persona informata sui fatti, dopo che il suo nome è spuntato dalle intercettazioni dell’inchiesta per i rapporti con i dirigenti della cooperativa CPL Concordia, coinvolta nello scandalo, l’ex premier ed esponente del Pd non ci sta e furioso minaccia denunce.

D’Alema ribadisce di essere “indignato e offeso“. “Non c’era alcuna necessità di utilizzare intercettazioni fra terze persone, senza valore probatorio, dove si parla di me de relato. Allora mi viene il sospetto che ci sia un motivo, per così dire, extra-processuale”, ha detto al Corriere della Sera. Il nome dell’ex premier è citato nell’intercettazione di una conversazione di uno dei dirigenti della cooperativa CPL Concordia, Francesco Simone, arrestato nell’inchiesta su Ischia. D’Alema, va sottolineato, non è indagato e il suo nome viene fatto solo incidentalmente per i rapporti con la cooperativa Concordia, accusata dai magistrati di aver pagato tangenti al sindaco di Ischia. D’Alema però si è infuriato per l’accostamento del suo nome ad un’inchiesta in cui non c’entra per nulla e ha ribadito che i suoi rapporti con la Cpl Concordia sono sempre stati trasparenti.

Il danno di immagine però c’è stato e il diretto interessato ha minacciato querele contro i giornali che hanno pubblicato le intercettazioni che lo coinvolgono. D’Alema ha criticato duramente i magistrati per la citazione del suo nome nell’ordinanza che ha disposto l’arresto del sindaco di Ischia Ferrandino e delle altre persone coinvolte nell’inchiesta. Quindi ha chiesto un intervento del Consiglio superiore della Magistratura e dell’Associazione nazionale magistrati: “Credo però che l’organo di autogoverno della magistratura, il Csm, ma anche l’Associazione magistrati, dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza affinché certe misure non siano superate e la magistratura non si delegittimi da sola. Non ritengo legittimo un uso delle intercettazioni come quello che è stato fatto nei miei confronti”, ha sottolineato.”Serve maggiore autocontrollo tenendo presente che i magistrati devono accertare fatti e reati, senza attribuirsi funzioni politiche o pubblicistiche di altro genere. Proprio per mantenere integro il rispetto che si deve alla funzione giudiziaria e che io conservo: sono un garantista, ma anche un legalitario”, ha detto ancora D’Alema al Corriere della Sera. Quindi su suoi rapporti con gli arrestati nell’inchiesta su Ischia, ha spiegato: “Il sindaco di Ischia Ferrandino l’ho conosciuto nel 2014, quindi quando il presunto reato era, eventualmente, già stato consumato. Con i responsabili della Cpl, Roberto Casari e Francesco Simone, avevo rapporti più risalenti nel tempo, ma non ho mai fatto alcunché di illecito, né me l’hanno chiesto. Del resto se in due anni di intercettazioni non c’è la mia voce qualcosa vorrà dire…”.

A finire sotto i riflettori è stato l’acquisto da parte della CPL Concordia di duemila bottiglie di vino dall’azienda di famiglia di D’Alema e di libri dalla sua fondazione Italianieuropei. “Dalla Cpl non ho avuto alcun regalo ed è ridicolo definire l’acquisto in tre anni di duemila bottiglie del vino prodotto dalla mia famiglia come un mega ordine, peraltro fatturato e pagato con bonifici a quattro mesi. Il vino non c’entra con l’inchiesta ed è noto a tutti che la mia famiglia produce un ottimo vino. Abbiamo più domanda che offerta. Il favore è riceverlo, non è venderlo. Quanto ai libri nessun beneficio personale, ma un’attività editoriale legittima che rientra nel normale e quotidiano lavoro della fondazione Italianieuropei”, ha spiegato l’esponente del Pd. Nell’intervista al Corrire, D’Alema ha aggiunto: “L’acquisto dei libri, legato a una presentazione in concomitanza con un’iniziativa elettorale a favore di Ferrandino candidato alle elezioni europee del 2014, rientra nei finanziamenti che noi raccogliamo per la fondazione Italianieuropei, un’associazione culturale che pubblica una rivista prestigiosa e svolge molte iniziative importanti. Tutto alla luce de sole, così come le donazioni, regolarmente messe a bilancio. Quando abbiamo cominciato, sedici anni fa, abbiamo ricevuto sostegno da Pirelli, dalla Fiat, da De Benedetti e molte altre imprese. Quanto al vino, mi scusi ma mi viene da sorridere: se i pm vogliono acquisire agli atti una buona guida enologica scopriranno che i nostri spumanti sono segnalati tra i migliori, ed è notorio che in occasione delle festività le aziende ne acquistano in quantità per regalarli. Li abbiamo venduti e fatturati, concedendo la possibilità di pagare quattro mesi dopo: siamo noi che abbiamo fatto il favore alla cooperativa, non viceversa”.

Che Massimo D’Alema abbia i nervi a fior di pelle per questa vicenda è sotto gli occhi di tutti. Oggi, intervistato da un cronista, inviato della trasmissione Virus di Rai2, che gli stava rivolgendo alcune domande sul suo vino, D’Alema ha risposto: “Siccome oggi sto denunciando diversi giornali, denuncio anche lei“. Il giornalista aveva chiesto all’ex premier sull’opportunità di vendere vino in occasione di una convention del Pd. D’Alema sulla questione ha precisato: “Il mio vino viene acquistato da tantissimi cittadini. Gli acquisti sono avvenuti nel corso di due anni non in una convention del Pd, lei dice delle cose sciocche… quegli acquisti sono avvenuti nel corso di due anni, sono stati regolarmente fatturati e sono avvenuti in prossimità delle festività, evidentemente per fare regali come fanno molte imprese… e sono stati fatturati con trattamento di favore, con fatture a quattro mesi. (Le bottiglie) non sono state vendute nel corso di una convention del Pd… quindi la pregherei… siccome sto denunciando oggi diversi giornali, denuncio anche lei, con l’occasione”. D’Alema, infine, ha chiesto il nome del giornalista e lo ha invitato a mandargli la registrazione dell’intervista: “Avrà una denuncia”, lo ha avvertito.

V.B.