Germanwings: fine dei dubbi, Lubitz accelerò in picchiata

(Sascha Steinbach/Getty Images)

Volge probabilmente al termine l’intera vicenda del disastro del volo Germanwings precipitato sulle Alpi francesi; o forse a volgere al termine sarà solamente la presenza costante agli onori della cronaca del caso del pilota Andreas Lubitz. I danni (d’immagine, economici, etici) per Lufthansa si ripercuoteranno per anni, il dolore dei familiari delle vittime non scomparirà più. Ormai si può dirlo con certezza, il ventisettenne tedesco Lubitz era fermamente intenzionato a suicidarsi. Quella di togliersi la vita è una scelta terribile, radicata nelle insondabili profondità dell’animo umano; resta però incomprensibile la decisione, per quanto disperata, di trascinare con sé nell’oblio altre 150 persone desiderose di restare al mondo.

Le conferme definitive all’ipotesi di suicidio derivano dall’analisi della ritrovata seconda scatola nera dell’Airbus A320. Il Bureau d’Enquetes et d’Analyses (Bea), l’ufficio francese di inchieste e analisi sugli incidenti aerei, ha spiegato che “Lubitz ha usato il pilota automatico per far scendere l’aereo e poi ne ha ripetutamente cambiato la regolazione per aumentare la velocità del velivolo”. Al momento non sono stati forniti ulteriori elementi, ma l’analisi di questi dati, a detta del Bea, è stata fondamentale per escludere con certezza le altre ipotesi, come ad esempio quella secondo cui Lubitz avesse perso conoscenza. Ora resta solo da capire il percorso esatto fatto dall’Airbus, ma dubbi sulla dinamica della tragedia non ce ne sono più.

CM