Di Matteo non andrà alla Procura Nazionale Antimafia

Aula di tribunale (ANTONIO TACCONE/AFP/Getty Images)
Aula di tribunale (ANTONIO TACCONE/AFP/Getty Images)

E’ senza dubbio uno dei magistrati simbolo della lotta antimafia, pubblica accusa nel processo per la trattativa Stato-mafia, ma il Consiglio Superiore della Magistratura, come peraltro già sembrava evidente nelle scorse settimane, ha bocciato la candidatura del pm Nino Di Matteo alla procura nazionale antimafia. A lui sono stati preferiti Eugenia Pontassuglia, pm del processo contro Gianpi Tarantini, il pm di Napoli Marco Del Gaudio e Salvatore Dolce, sostituto procuratore a Catanzaro e titolare di varie inchieste contro le cosche calabresi. A Di Matteo sono andati 5 voti, contro i 16 attribuiti agli tre magistrati scelti.

Qualche giorno fa, la Terza Commissione del Csm aveva proposto al sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo di trasferirsi per ragioni di sicurezza ad altra sede. Lo aveva detto il consigliere Renato Balduzzi, parlando al Gr Rai e segnalando che “nel tempo si è registrata una escalation del problema sicurezza”. Successivamente la notizia era stata confermata da Palazzo dei marescialli. La procedura era sospesa perché il pm Di Matteo aveva spiegato che preferiva aspettare l’esito di alcuni concorsi per i quali aveva presentato domanda, come quello per tre posti di sostituto alla procura nazionale antimafia e il posto di procuratore di Enna.

Tra le minacce a Di Matteo anche le frasi pronunciate dall’anziano boss di Cosa Nostra, Totò Riina, al boss della Sacra Corona Unita Alberto Lo Russo durante l’ora di ‘socialita’ nel carcere milanese di Opera: “Questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta e allora, se fosse possibile, ad ucciderlo… Una esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari”.

GM