Pakistan: mistero sulla morte del 14enne bruciato vivo perché cristiano

Nauman Masih Pakistan Cristiano Morto
Il ragazzino bruciato vivo perché cristiano (Web)

Nauman Masih,  il ragazzino pakistano di 14 anni bruciato vivo perché cristiano è morto nell’ospedale in cui stava ricevendo le cure per le ustioni subite. Lo riferisce l’agenzia di stampa Fides che però lascia aperti ancora molti interrogativi. La morte del giovane pakistano infatti non convince perché sembra avvenuta in modo del tutto anomalo.

Il ragazzo, infatti, dopo l’aggressione subita il 10 aprile a Lahore, aveva ustioni sul 55% del corpo. Ma, condotto e curato prontamente in ospedale, sembrava in fase di ripresa. Non aveva lesioni agli organi interni e la morte sarebbe avvenuta in seguito ad un’operazione di chirurgia estetica per ridurre gli effetti delle ustioni. Ad esprimere forti dubbi su questa morte è l’avvocatessa Aneeqa Maria Anthony, coordinatrice della ong «The Voice Society» che riunisce un pool di legali impegnati per la difesa dei diritti umani in Pakistan e che parlando con La Stampa ha detto chiaramente: “Di primo acchito, la sua morte improvvisa non convince. Vogliamo chiarezza sulle circostanze e sulle ragioni della morte. Aspettiamo il referto del medico legale e l’autopsia. Ma è necessaria una indagine approfondita. Solo due giorni fa i dottori lo ritenevano fuori pericolo, data l’assenza di lesioni agli organi interni. Poi è giunta la decisione discutibile di sottoporlo a un intervento chirurgico, autorizzato dalla famiglia, in particolare dallo zio. Infatti Nauman era orfano di padre. Nemmeno la nostra organizzazione era stata avvisata dell’intervento”.

Qualcuno ha anche avanzato dubbi sulla reale motivazione religiosa di questa vicenda, ma sul tema l’avvocatessa è molto chiara e non lascia spazio a interpretazioni: “Due giovani musulmani, a lui sconosciuti, lo hanno fermato e lo hanno aggredito in strada dopo aver appreso che era cristiano. Poi lo hanno cosparso di benzina e gli hanno dato fuoco. Il ragazzo si era salvato per miracolo, grazie all’aiuto di due cristiani che lo hanno portato in ospedale. Questi sono i fatti. La sua professione di fede gli è costata la vita. Il resto sono voci infondate o depistaggi”.

Un altro dettaglio lascia tutti molto perplessi. Poco prima di morire il ragazzino aveva detto che era in grado di riconoscere i suoi aggressori. Ora non potrà più farlo, forse perché qualcuno ha voluto farlo tacere per sempre?

F.B.