Preside nega benedizione: ci sono bambini musulmani

Scuola italiana (Tiziana Fabi/Getty Images)
Scuola italiana (Tiziana Fabi/Getty Images)

Ancora un episodio che ricorda le diatribe di don Camillo e dell’onorevole Peppone, nate dalla penna di Giovannino Guareschi, questa volta a Decimoputzu, nel Cagliaritano, dove al prete è stato impedito di impartire la tradizionale benedizione pasquale. La motivazione: nella scuola ci sarebbero una decina di studenti di religione musulmana. L’episodio è riportato dall’Unione Sarda. Ha spiegato la preside della scuola: “Non potevo permettere che entrasse nelle loro classi senza prima aver chiesto l’autorizzazione alle famiglie“. Secondo il sacerdote, invece, “l’eccesso di laicità applicato può arrivare a sfociare nell’intolleranza”.

Non è un caso isolato: a marzo, ad esempio, undici insegnanti e sette genitori delle scuole dell’Istituto comprensivo 20 di Bologna, insieme al Comitato “Scuola e Costituzione”, si sono rivolti al Tar per fare ricorso avverso alla decisione del Consiglio di istituto, presieduto da Giovanni Prodi, nipote dell’ex premier, di autorizzare le benedizioni pasquali del personale, dei genitori e degli alunni. Per porre fine alle polemiche, il Consiglio aveva anche optato per benedire gli alunni  e le loro famiglie in orario extrascolastico, ma a insegnanti e genitori ribelli non è andato bene neanche il compromesso.

Secondo quanto riportato nel ricorso, “benedizioni e atti di culto di qualunque religione per loro essenza non costituiscono attività didattica o culturale e dunque non sono classificabili tra le attività scolastiche e neppure extrascolastiche” e “non ha importanza che la celebrazione sia non obbligatoria prevista al di fuori dell’orario scolastico perché la partecipazione o meno a un atto di culto dentro i locali della scuola discrimina i componenti della comunità scolastica in merito alla partecipazione ad un’attività da questa deliberata in base alle proprie idee religiose”.

GM