Italicum, al via la discussione alla Camera. Giachetti: non credo il Pd si spaccherà

Roberto Giachetti (screenshot tv Camera dei deputati)
Roberto Giachetti (screenshot tv Camera dei deputati)

Mentre l’Italicum, la riforma della legge elettorale strenuamente voluta da Matteo Renzi, approda in Aula alla Camera tre le polemiche, nel Partito democratico c’è chi stempera i toni su eventuali rischi di insanabili spaccature nel partito. Lo fa il vicepresidente alla Camera dl Pd Roberto Giachetti, che intervenendo alla trasmissione Agorà su RaiTre ha detto: “Non credo alla scissione del Pd, questo perché una buona parte di coloro che la minacciano, se escono dal Partito democratico, finiscono politicamente di esistere: chi è che, dopo, li va a cercare?”.

Difendendo la nuova legge elettorale, Giachetti ha spiegato che si tratta di “un compromesso. “L’Italicum mi piace meno di come era originariamente”, ha aggiunto. “Rimango convinto che le preferenze siano un problema serio, che erano meglio i collegi”, ha sottolineato il vicepresidente della Camera.

L’iter della legge elettorale comunque va avanti e, con la fiducia o no, l’Italicum sarà molto probabilmente approvato. Il voto finale dovrebbe arrivare la prossima settimana, mentre si fa largo l’ipotesi del voto di fiducia sui singoli articoli del disegno di legge. Le prime votazioni sull’Italicum sono in programma per domani, quando verranno esaminate le pregiudiziali di costituzionalità, presentate da Forza Italia, Sinistra ecologia e libertà, Lega Nord e Movimento 5 Stelle, e quelle di merito presentate da Sel e M5S. I deputati di FI hanno chiesto il voto segreto per due delle pregiudiziali presentate da loro. Le questioni pregiudiziali saranno messe al voto al termine della discussione generale, prima di passare alle votazioni degli emendamenti, che sono previste per la settimana prossima. Il governo potrebbe chiedere quattro voti di fiducia sugli emendamenti.

Intanto ieri l’ex capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza aveva avvertito Renzi sul voto di fiducia: “La scelta della fiducia è irricevibile, sarebbe errore politico madornale, una violenza vera e propria al Parlamento italiano“.

Dall’opposizione, Alessandro Di Battista dei Cinque Stelle ha minacciato “azioni extraparlamentari” contro la legge elettorale, come ha detto a “L’intervista di Maria Latella” ieri su SkyTg24. Sull’eventuale ricorso alla fiducia per approvare l’Italicum, il capogruppo alla Camera di Sel, Arturo Scotto, ha avvertito: “Se il premier, come sembra ormai chiaro a tutti, dovesse optare per questo strumento, cambierebbe in un colpo solo la natura della nostra Repubblica: da parlamentare a neo presidenziale. Ci appelliamo a tutti quei depurati liberi che in tutti questi mesi hanno espresso rilievi critici sull’Italicum: non consentiamo questo stupro della Costituzione“. Dal canto suo, il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha dichiarato; “Ben venga la fiducia se questa sarà occasione per il Parlamento di ribellarsi a Renzi e finalmente mandarlo a casa subito“. Mentre da Forza Italia, Renato Brunetta ha avvertito: “Se la riforma del sistema di voto voluta da Renzi sarà bocciata dall’Aula sarà lui è il suo governo ad andar a casa. E magari si formerà un esecutivo migliore che ci condurrà fino al 2018. Nessuna prospettiva di elezioni anticipate, anche perché, raccontano i bene informati, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non gradirebbe e non permetterebbe un’eventualità di questo tipo“.

Questa mattina in Aula alla Camera, durante la discussione generale sull’Italicum la deputata del Pd Rosy Bindi è tornata a criticare l’ipotesi del voto di fiducia. “Sento parlare di fiducia sulla legge elettorale, come avvenne per la legge Acerbo e la legge truffa – ha detto Bindi -. E’ un vulnus terribile per il Parlamento e il suo rapporto con il Governo”. “Siccome in Parlamento le prassi diventano norme, rinovellare questa prassi può essere davvero pericoloso per la qualità della democrazia ed il futuro di questo Paese”, ha ribadito la deputata della minoranza Dem.

Pochissimi deputati sono presenti nell’Aula di Montecitorio, appena una ventina quelli che si sono iscritti a parlare.

V.B.