La riconciliazione che sembrava impossibile: ex nazista e vittima di Auschwitz si baciano

(Christopher Furlong/Getty Images)

Hanno commosso il mondo le immagini pubblicate su Internet la scorsa settimana, ritraenti l’incontro tra Eva Kor, 81 anni, e Oskar Groening, 93. Il loro ultimo faccia a faccia era avvenuto 70 anni prima all’interno del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Kor, da bambina fu soggetta a terribili sperimentazioni mediche. Groening era un sergente delle SS mandato nel campo di concentramento per sorvegliare le migliaia di ebrei mandati quotidianamente a morire nelle camere a gas. Nonostante Groening non abbia deciso né contribuito attivamente alla morte degli ebrei rinchiusi ad Auschwitz, è stato incriminato per una nuova interpretazione della legge tedesca secondo la quale chiunque abbia prestato aiuto al funzionamento del lager deve essere accusato di concorso in strage. Nel primo giorno del processo Groening ha ammesso di sentire “la colpa morale” per i morti. Si tratta di uno dei pochissimi ex nazisti che ha sentito la necessità di parlare pubblicamente del proprio ruolo nell’Olocausto, affermando di averlo fatto con la speranza di zittire i negazionisti. Se sarà condannato, dovrà scontare dai 3 ai 15 anni in carcere.

Partecipando al processo in qualità di testimone, Eva Kor ha voluto ringraziarlo per avere l’umana decenza di accettare la responsabilità per quello che ha fatto”. Kor si è avvicinata a Goering per chiedergli di fare un appello perché anche gli altri nazisti ancora in vita escano dall’ombra e l’uomo l’ha stretta a sé e le ha dato un bacio sulla guancia. “Perdonarlo non mi impedisce di accusarlo – ha chiosato Kor -; Groening mi fa pena per una ragione, cioè che ha vissuto una vita infelice. Se guarda al suo passato sa di non poter essere orgoglioso di nulla, ha capito che stava dalla parte sbagliata, mi auguro che così facciano gli altri e anche i tanti negazionisti di oggi”. Non dimentichiamo che la stessa Eva Kor, decenni dopo la deportazione, ha deciso di adottare un nipote di una SS, Rainer Hoss, che ruppe i ponti con la propria famiglia di origine e le chiese di perdonarlo con questo atto di accoglienza nei suoi confronti.

CM