Emanuela Orlandi (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/GettyImages)

Emanuela Orlandi (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/GettyImages)

La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, scomparse rispettivamente il 22 giugno e il 7 maggio 1983. Lo ha reso noto il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone. In vari momenti dell’inchiesta, erano stati indagati diversi esponenti della Banda della Magliana, ovvero Sergio Virtù, autista di Enrico “Renatino” De Pedis; Angelo “Ciletto” Cassani; Gianfranco “Giggetto” Cerboni; e Sabrina Minardi. Quest’ultima era la testimone che aveva parlato di un legame tra la nota banda criminale che terrorizzò Roma a cavallo tra anni Settanta e anni Ottanta e il sequestro e l’omicidio di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana e figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia.

In una nota della Procura, si legge che “all’esito delle indagini che hanno approfondito tutte le ipotesi investigative man mano prospettatesi non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati”. Tale richiesta – spiega la magistratura inquirente – è  arrivata dopo “indagini estremamente complesse e approfondite condotte dalla Squadra Mobile di Roma e direttamente dai magistrati di questo Ufficio nei confronti di diversi indagati, protrattesi per moltissimi anni dopo una prima fase definita con sentenza di proscioglimento degli imputati emessa dal giudice istruttore di Roma il 19 dicembre 1997”.

Contestualmente alla richiesta di archiviazione, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati il nome di un testimone, Marco Accetti, per i reati di calunnia e di autocalunnia. In dissenso con alcuni aspetti della richiesta fatta dalla Procura, ha scelto di non firmare l’archiviazione il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ovvero il magistrato che negli ultimi anni ha coordinato l’inchiesta, il quale ha anche “richiesto la revoca dell’assegnazione del procedimento”. Duro era stato il commento di Pietro Orlandi, fratello della giovane scomparsa nel nulla, in una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Non rinuncerò mai alla speranza che un giorno la verità e la giustizia non siano più relegate a semplici utopie, ma tornino ad essere i principi fondamentali di uno Stato che si reputa civile”.

GM