British Prime Minister David Cameron (C) poses for a group photo with newly-elected Conservative MPs at the Houses of Parliament in central London on May 11, 2015. British Prime Minister David Cameron unveiled his new cabinet on May 11 after an unexpected election victory that gave his Conservative party a narrow majority in parliament for the first time in nearly 20 years.  AFP PHOTO / POOL / STEFAN ROUSSEAU        (Photo credit should read STEFAN ROUSSEAU/AFP/Getty Images)

David Cameron dopo la vittoria elettorale (Stefan Rousseau/Getty Images)

Fresco della convincente vittoria elettorale, David Cameron passa all’incasso. Il mandato dei suoi cittadini gli consente di porre un netto rifiuto alle quote prefissate dalla Unione Europea per distribuire fra i Paesi membri i migranti extracomunitari che approdano clandestinamente sul territorio del vecchio continente. La verità è che Londra starebbe pensando di mettere in pratica un pensiero che la seduce da tempo: uno stretto giro di vite da applicare anche alla immigrazione intra-comunitaria. Questa ipotesi ha surriscaldato le reazioni degli altri Paesi membri, in particolare quelli dell’Europa dell’Est.

I rappresentanti per i rapporti con la Ue di Polonia, Slovacchia e Ungheria hanno già presentato un appello sul Financial Times perché Cameron “non interferisca sul sacrosanto diritto dei migranti comunitari di circolare liberamente all’interno della Ue”. “Siamo pronti a sederci attorno a un tavolo e negoziare su quanto deve essere riformato – ha detto il ministro polacco  – ma in fatto di immigrazione i nostri paletti non si discutono”.

Già prima dell’inizio della campagna elettorale, Cameron, per ricompattare il proprio elettorato, ha spesso dovuto rincorrere le posizioni degli ultra-nazionalisti di Ukip sul tema dell’immigrazione. Sul Mediterraneo, ha assicurato che la Gran Bretagna parteciperà alle operazioni di soccorso, aggiungendo però che Londra non è disposta ad accogliere immigrati sul proprio territorio. Il primo ministro britannico, inoltre, non potrà sfuggire alla promessa di tenere il referendum sulla Ue nel 2017 (stesso anno in cui si voterà in Francia e in Germania). Per ritirarlo, Strasburgo e Bruxelles dovrebbero fargli ampie concessioni su normative e regolamenti, Costituzione europea e, appunto, immigrazione.

CM