Emanuela Orlandi (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/GettyImages)

Emanuela Orlandi (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/GettyImages)

Lasciando ieri gli uffici della procura dove, accompagnato dal legale della madre, Ferdinando Imposimato, ha preso le carte relative alla richiesta di archiviazione sul caso della scomparsa della sorella Emanuela, Pietro Orlandi ha attaccato: “Il fatto che a 32 anni dalla scomparsa di mia sorella Emanuela ci sia ancora un muro di omertà in Vaticano fa pensare che sia in atto un ricatto nei confronti di chi all’epoca era a conoscenza della vicenda”.

Pietro Orlandi ha quindi aggiunto: “Abbiamo pochi giorni per presentare opposizione all’archiviazione. Fino a quando non trovo la prova che mia sorella è morta continuerò a cercarla ritenendola viva. In Vaticano molti tremano all’idea che Emanuela possa essere ancora viva e raccontare quello che è successo. Fa comodo a tutti non parlare e chiudere questa vicenda per sempre”.

Lo scorso 5 maggio, la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, scomparse rispettivamente il 22 giugno e il 7 maggio 1983. Lo ha reso noto il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone. La Procura spiegava che “all’esito delle indagini che hanno approfondito tutte le ipotesi investigative man mano prospettatesi non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati”.

In dissenso con alcuni aspetti della richiesta fatta dalla Procura, ha scelto di non firmare l’archiviazione il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ovvero il magistrato che negli ultimi anni ha coordinato l’inchiesta, il quale ha anche “richiesto la revoca dell’assegnazione del procedimento”. Contrario all’archiviazione, ospite di una trasmissione televisiva, si è detto anche il giudide Rosario Priore: “Le inchieste a un certo punto si devono chiudere, se non emergono nuove prove. Ma in questo caso avrei continuato a indagare, nel tentativo di trovare qualcuno pronto a confessare. Ho visto che anche in Procura sono emerse due linee diverse”.

Secondo Priore, “Emanuela Orlandi fu fatta sparire per ricattare il pontefice, che aveva una politica molto ferma. Si pensò di rapire una cittadina vaticana per influire sulla volontà politica del Papa. La vicenda di Mirella Gregori, invece, è diversa, uno dei tanti casi di scomparsa”.

GM