Discarica Bussi, presunte pressioni su giudici popolari

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:39
Discarica (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)
Discarica (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

Alcune clamorose dichiarazioni fatte da due giudici popolari a ‘Il Fatto Quotidiano’ gettano non poche ombre sulla sentenza che lo scorso dicembre prescrisse i vertici della Montedison nel processo sulla discarica di Bussi, che vedeva imputati a Chieti 19 tra ex amministratori, ex dirigenti e tecnici, accusati a vario titolo del disastro ambientale collegato alla mega discarica di veleni industriali di Bussi e alla contaminazione delle falde acquifere della Val Pescara. In base alla sentenza, gli imputati vennero tutti assolti per l’accusa di avvelenamento delle acque, mentre il resto di disastro doloso è stato derubricato a “colposo” facendo scattare la prescrizione.

Una delle giudici popolari ha detto al quotidiano diretto da Marco Travaglio: “Non ero serena quando ho emesso la sentenza per la discarica di Bussi. Capivo l’importanza di questa sentenza, sono stata sorteggiata, ho preso tutto molto seriamente, certo con i miei limiti, con le mie conoscenze giuridiche, ma io in questa sentenza, soprattutto nelle sue motivazioni, proprio non mi riconosco”. Le ha fatto eco un’altra giudice: “Neanche io ero serena ma le dico di più: non abbiamo mai letto gli atti del processo”. C’è di più, perché le due donne affermano di non conoscere gli atti del processo: “Ci abbiamo provato, li abbiamo chiesti, in un’occasione sembrava potessimo vederli, ma poi non se n’è fatto più niente… Nessuno ce l’ha negato, ma alla fine, questi atti, non li abbiamo mai letti”.

Immediata la reazione del sindaco di Bussi Salvatore La Gatta, che chiede di riaprire subito il processo: “Lo Stato non si vuole far processare e io l’ho detto il giorno della sentenza e per decenni la Montedison era dentro lo Stato. Ora mi piacerebbe vedere una diversa volontà politica: non solo sul fronte della bonifica della discarica, che è urgente. La Montedison deve fare il suo dovere, ma anche lo Stato”.

Reazioni politiche

Nel frattempo, il deputato di Pescara del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca ha annunciato un’interrogazione parlamentare, dimostrando la propria contrarietà a quanto accaduto: “Sto vomitando. E’ chiaro che la mia fiducia nei confronti della magistratura comincia a vacillare. Chiediamo che vengano inviati con urgenza gli ispettori del ministero della Giustizia presso il Tribunale di Chieti per capire cosa sia successo e di chi siano le responsabilità. Bisogna accertare se vi siano state indebite pressioni affinché il verdetto fosse pilotato verso il disastro colposo così da far scattare la prescrizione”.

Chiede “al ministro della Giustizia di intervenire personalmente” il segretario nazionale dell’Italia dei Valori Ignazio Messina, sottolineando: “I cittadini meritano chiarezza su una vicenda drammatica e dolorosa, che ha segnato indelebilmente un territorio e un’intera popolazione”. Anche l’Idv farà arrivare il caso in Parlamento: “Lo Stato ha il dovere di fugare ogni ombra e noi dell’Idv lotteremo, fuori e dentro le aule parlamentari, per tenere sempre alta l’attenzione su questo caso ed evitare in ogni modo che l’intera vicenda, dopo l’iniziale clamore mediatico, cada nel dimenticatoio come, purtroppo, gia’ troppe volte accaduto nella storia d’Italia”.

Infine, Augusto De Sanctis del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua rende noto che “il Forum sta già valutando con i propri avvocati un eventuale esposto. Ricordiamo che come Forum dell’Acqua commentammo immediatamente in maniera molto dura la sentenza, per le numerose discrasie che erano immediatamente riscontrabili. La Procura di Pescara ha presentato un ricorso direttamente in Cassazione ma dopo quanto pubblicato su Il Fatto Quotidiano ci sembra che vi sia ora ben altro da approfondire”.

GM