La riforma della scuola in Aula alla Camera

Camera dei Deputati (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Camera dei Deputati (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

La contestatissima riforma della “Buona Scuola” è arrivata oggi nell’Aula della Camera dei Deputati per la discussione. Il voto finale sul ddl è atteso per la prossima settimana, mercoledì 20 maggio.

Ieri intanto, dopo le contestazioni e gli scioperi del personale della scuola dei giorni scorsi e l’incontro tra governo e sindacati che non è andato a buon fine, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è messo letteralmente alla lavagna per difendere la sua riforma della scuola e e spiegarne i principali provvedimenti. In maniche di camicia, il premier ha cercato di presentarsi in un modo familiare agli insegnanti, impugnando il gessetto e tracciando i punti principali della sua riforma su una lavagna nera. Niente slide, questa volta. “Sono contento del fatto che la scuola sia al centro della discussione, ma non apprezzo alcuni toni, le polemiche, i boicottaggi sui test Invalsi. Probabilmente abbiamo sbagliato anche noi nei messaggi di comunicazione, ma l’idea che la scuola sia al centro della discussione è la cosa più importante”, ha detto Matteo Renzi. “La buona scuola c’è già in Italia: è la professoressa che, nonostante il controsoffitto o le difficoltà della banda larga, insegna ad allargare il cuore con la poesia; è l’insegnante che fa una orchestra in periferia”, ha affermato il premier, rivendicando: “Diamo più soldi agli insegnanti e non meno e non solo perché da lì dipende l’autorevolezza sociale ma perché è un fatto di giustizia”. “Molti si sono arrabbiati ma non può valere il principio che nessuno mi può giudicare: se chiedi ai ragazzi di dare il meglio potrai accettare il criterio per cui tu stesso puoi essere valutato”, ha ribadito Renzi sulla discussa questione della valutazione del merito degli insegnanti. “Nella Buona Scuola non ci sono i presidi-Rambo, i presidi-Rambo esistono solo al cinema, non è vero che il preside può assumere l’amico dell’amico e non è vero che c’è il licenziamento dopo 36 mesi. Sono assolute falsità“, ha sottolineato il premier rispondendo alle accuse sulla figura del preside manager o “sceriffo”, come è stato definito”, e sugli eccessivi poteri che la riforma gli conferirebbe. “Possiamo discutere sui poteri del preside – ha continuato Renzi -, sarà un nucleo di valutazione a decidere, ma il merito non è parolaccia ed il principio di fondo è dare più soldi a chi li merita”, Renzi ha anche annunciato 4 miliardi di euro per nuovi investimenti sull’edilizia scolastica e ha ricordato ancora che con la riforma verranno assunti 100 mila precari. Basta slogan ideologici, ha detto, perché “la scuola è il luogo dove o si cambia il Paese o si resta costretti nella palude e nel chiacchiericcio di tutti i giorni“.

Nel frattempo, però, la minoranza del Partito democratico ha annunciato battaglia contro il ddl della “Buona Scuola”, e se Stefano Fassina minaccia di essere “pronto a lasciare il Pd se non cambia radicalmente la riforma della scuola, gli altri suoi colleghi affilano le armi in vista dell’approdo del disegno di legge al Senato, dove il Pd dispone di una maggioranza meno forte di voti. Gli insegnanti, invece, minacciano il blocco degli scrutini se la riforma non cambierà. Intanto, c’è stata un’alta adesione al boicottaggio delle contestatissime prove Invalsi.

V.B.