Il ministro Giannini in Aula (Franco Origlia/Getty Images)

Il ministro Giannini in Aula (Franco Origlia/Getty Images)

Con 243 sì, 107 no e 1 astenuto, l’Aula della Camera dei Deputati ha dato il via libera all’art. 1 del ddl sulla ‘Buona Scuola’. Soddisfatto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha commentato su Twitter: “Finalmente si potrà dare piena attuazione all’autonomia”. Maria Grazia Rocchi, deputata del Pd e  componente della commissione cultura, ha riassunto il contenuto dell’articolo: “Vengono chiariti gli obiettivi del ddl e l’impianto pedagogico e posti al centro l’autonomia, così come definita dalla legge Berlinguer del 1997, l’apertura delle scuole al territorio, il coinvolgimento pieno della comunità scolastica nella definizione del piano dell’offerta formativa e l’apprendimento per competenze”.

Mentre non si fermano le polemiche, in mattinata il presidente del Consiglio Matteo Renzi a “Radio Anch’io” ha nuovamente sostenuto la tesi che “dovevamo spiegare meglio la riforma”, dicendosi certo che il dialogo abbia comunque pagato, poi però torna a chiedere: “Vogliamo rimandare ancora? Continuare a sprecare il tempo?”. Secondo il premier, “ci sono più soldi per la scuola, questo è un dato di fatto. Premiamo di più chi è stato più bravo”. Proprio i criteri di valutazione e la norma sui cosiddetti presidi-sceriffo sono però i principali oggetti della contestazione della classe docente.

Renzi ha poi parlato dei precari: “l meccanismo di fare le assunzioni e poi vediamo è impossibile. Se accettiamo l’idea di assumere lo facciamo perchè abbiamo un modello di scuola diverso: non esiste che dal Ddl prendo le assunzioni e non cambio il modello scuola perchè questo trasformerebbe il provvedimento in un grande ammortizzatore per i precari”. Il premier ritiene che “in passato si è giocato troppo sulla pelle dei precari della scuola. Quelli delle Gae noi li assumiamo. Quelli che hanno fatto i corsi abilità ti dicono che vogliono entrare. Per queste persone noi pensiamo a una forma congressuale. Ci saranno centosessantamila assunzioni tra questo e il prossimo anno: è una cifra enorme”.

Le voci contro

E mentre i sindacati confederali danno di nuovo appuntamento oggi alle 16.30 al Pantheon, i Cobas – attraverso il loro leader Piero Bernocchi – lancia la sfida: “Dopo le declamazioni, lo convochiamo davvero insieme lo sciopero durante gli scrutini, del tutto legittimo almeno per i primi due giorni? E tutti in piazza domenica 7 giugno?”. Bernocchi ne ha anche per il garante degli scioperi, Roberto Alesse: “Da quando decide lui le precettazioni?”.

Critico anche l’ex premier Enrico Letta, intervenuto al Salone del libro di Torino: “La riforma della scuola ha bisogno di gradualità, non di fretta.  Se l’impegno di Renzi si applicasse anche a fare le cose perbene l’Italia ne potrebbe giovare. Si è voluta fare una cosa molto di corsa, molto di fretta, senza rendersi conto che si toccano milioni di famiglie, bambini e insegnanti”. Infine Monya Ferriti, presidente del Coordinamento CARE, una delle associazioni dei genitori che ha incontrato ieri il governo: “Se i tempi restano quelli indicati sarà difficile vedere inserite le modifiche che abbiamo richiesto, rischiamo di essere stati sentiti ma non ascoltati”.

GM