Vitalizi, Mattarella rinuncia a cumuli di pensioni

Il presidente Mattarella (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Il presidente Mattarella (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Giovanni Grasso, consigliere per la stampa del presidente della Repubblica, ha scritto oggi al quotidiano ‘Il Giornale’, dopo l’articolo di fondo apparso ieri, in cui il direttore Alessandro Sallusti scriveva che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, potrebbe arrivare a cumulare quattro pensioni, “da professore, da deputato di lungo corso, da giudice della consulta e, un domani, da senatore a vita”. Grasso replica: “È appena il caso di far notare che la qualità di senatore a vita, proprio per questa condizione, non può produrre alcuna pensione”.

“Inoltre, in quanto parlamentare a vita, non potrà percepire neppure pensione o vitalizio quale ex deputato” – prosegue Grasso – “Va aggiunto che la condizione di ex giudice della Corte Costituzionale non comporta pensione. Pertanto l’unica pensione di cui, oggi e in futuro, potrà usufruire il presidente Mattarella è quella di professore universitario”.

Grasso chiarisce quindi questo aspetto: “L’ammontare di questa pensione, peraltro, viene integralmente detratto dalla retribuzione di presidente della Repubblica, dato che il presidente Mattarella, nei primi giorni del suo mandato, ha deciso il recepimento, per la presidenza della Repubblica, del divieto di cumulo tra stipendio e pensioni erogate da pubbliche amministrazioni”.

“Naturalmente questo divieto è stato applicato anzitutto al presidente, che ha conseguentemente disposto la riduzione della sua retribuzione in misura corrispondente all’intero ammontare della sua pensione”, conclude Grasso. Sallusti, pur ribadendo “che la carica di senatore a vita comporta di fatto un vitalizio”, plaude al presidente Mattarella, per “aver dato prova, con le sue rinunce volontarie, di buon senso”. Il direttore del quotidiano si augura: “Speriamo che serva da esempio per tutti”.

Precisazioni del Quirinale

In tarda mattinata, è arrivata una nota di precisazioni dell’ufficio stampa del Quirinale: “Il Presidente della Repubblica, con il decreto presidenziale n. 1, del 23 febbraio 2015, ha disposto, nei confronti di tutti i soggetti che svolgono funzioni all’interno della Presidenza, l’introduzione del divieto di cumulo delle retribuzioni con trattamenti pensionistici erogati da pubbliche amministrazioni. Questo divieto – previsto dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 489 – non era, per sua espressa disposizione, direttamente vincolante nei confronti degli organi costituzionali. Come tale la stessa non risultava recepita nell’ordinamento della Presidenza della Repubblica. In precedenza non ricorrevano le condizioni per l’applicazione della norma anche tenendo conto che la legge stessa escludeva dalla propria applicazione gli incarichi in corso al momento della sua entrata in vigore”.

“Questo divieto ha adesso efficacia e, in applicazione del medesimo principio, il Presidente della Repubblica, il 27 febbraio scorso, ha disposto la riduzione dell’assegno a lui spettante per legge, in corrispondenza dell’ammontare del suo trattamento pensionistico” – si legge ancora nella nota – “Con l’introduzione del divieto di cumulo nell’ambito della Presidenza della Repubblica  diversi  Consiglieri del Capo dello Stato svolgono le loro funzioni senza alcun compenso, mentre per altri il compenso risulta fortemente ridotto. Il segretario generale, Ugo Zampetti, aveva già rinunciato autonomamente a ogni compenso al momento dell’assunzione dell’incarico. Con lo stesso decreto il Presidente della Repubblica ha disposto l’applicazione, all’interno della Presidenza della Repubblica del  tetto alle retribuzioni previsto dalla legge per i pubblici dipendenti, anch’esso non direttamente vincolante per gli organi costituzionali. Dai due provvedimenti deriva un consistente risparmio di risorse pubbliche”.

 

GM