Autovelox per fare cassa, indagati prefetto e vice di Viterbo

Autovelox  (Ian Waldie/Getty Images)
Autovelox (Ian Waldie/Getty Images)

Non è una storia nuova quella degli autovelox truccati o irregolari, installati solo per rimpinguare le casse delle amministrazioni locali. Questa volta è accaduto a Viterbo e pare che l’autovelox sia stato installato su un lungo rettilineo di una strada a scorrimento veloce e senza abitazioni nelle vicinanze, in cui era stato fissato il limite di velocità a 50 km orari. Un limite forse un po’ troppo basso per essere rispettato in tratto di strada come quello e forse appositamente studiato per cogliere in fallo gli automobilisti, piuttosto che per garantire la sicurezza stradale. Sul quel tratto di strada statale, peraltro, non si verificherebbero incidenti al di sopra della media. Nulla quindi farebbe presupporre la necessità impellente di un sistema di rilevamento della velocità e di punizione degli automobilisti indisciplinati.

L’autovelox dal nome curioso di “Celeritas” era stato installato lungo la strada statale 311, Nepesina, che collega Monterosi a Civita Castellana. Era gestito dall’associazione temporanea di imprese formata da Safety21 e Postetributi, società del gruppo Poste Italiane, che nel luglio del 2014 aveva ottenuto l’affidamento del servizio, peraltro senza gara d’appalto. L’installazione dell’Autovelox lungo la strada statale era stato deciso dal prefetto Antonella Scolamiero, basandosi su una relazione tecnica dell’ufficio viabilità della Provincia di Viterbo, diretto da Flaminia Tosini, che ha lo scopo di prevenire gli incidenti stradali.

Installato l’autovelox, è stata vera e propria strage di automobilisti, sommersi dalle multe. Molti però non si sono dati per vinti e hanno deciso di fare ricorso per contestare l’infrazione. E’ a questo punto che la Procura di Viterbo si è insospettita e ha deciso di aprire un’inchiesta, anche perché è venuto fuori che le infrazioni contestate con l’autovelox erano arrivate fino a 3.500 al mese. Un’abnormità se lo scopo era solo quello di garantire la sicurezza stradale.

I pm di Viterbo Stefano D’Arma e Massimiliano Siddi, coordinati nelle indagini dal procuratore Alberto Pazienti, hanno ipotizzato i reati di concussione e abuso di ufficio e hanno indagato il prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero, e il suo vice,Francesco Tarricone, per il reato di concussione, la direttrice dell’ufficio viabilità della Provincia, Flaminia Tosini, per abuso di ufficio. Quindi sono stati indagati per concorso nell’abuso di ufficio, Gianluca Longo, amministratore delegato di Safety21 e il presidente Domenico Mazzilli, già prefetto e direttore della polizia stradale della Tuscia. Sono stati indagati poi il direttore commerciale di Safaety21, Paolo Tommasini, il responsabile dello stesso settore, Maurizio Bonissi, e il direttore sviluppo di Postetributi, Renato Del Balzo di Presenzano. Le sedi delle società sono state perquisite e gli inquirenti hanno acquisito atti e documenti.

L’inchiesta è partita sei mesi fa e i magistrati hanno presentato richiesta di proroga delle indagini.

Dalle multe inflitte a seguito del rilevamento della velocità con l’autovelox Celerity è poi risultato che a guadagnarci era in realtà l’associazione temporanea di imprese formata da Safety21 e Postetributi, che riceveva 41 euro a infrazione, mentre la Provincia di Viterbo che avrebbe dovuto farci cassa intascava il più delle volte solo 28 euro, la somma che viene richiesta a chi ha superato il limite di velocità di non oltre i 10 chilometri orari, se paga entro 5 giorni dalla contestazione.

V.B.