Gb, ragazza “data per morta” ben 36 volte

A board informs on the location of "cardiac emergencies" department at the Jeanne de Flandre hospital on January 30, 2014 in Lille, northern France. The hospital provides medical care for children and families. AFP PHOTO PHILIPPE HUGUEN        (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
(Philippe Huguen/Getty Images)

C’è solo una circostanza che rende la quantità di “1” più che sufficiente, cioè quando si parla di morte. La storia dell’inglese Sara Brautigam potrebbe mandare gambe all’aria anche questa (piccola?) certezza superstite in un quadro generale di sgretolamento di qualsiasi punto di riferimento dell’esistenza umana. La ventunenne, nell’arco di un solo anno, è stata dichiarata clinicamente morta per ben trentasei volte, tanto che ormai ci ha fatto completamente l’abitudine. La ragazza, infatti, soffre di una sindrome cardiaca che può portare il cuore a smettere di battere per alcuni minuti.

“Una volta – ha ricordato Sara – il mio cuore ha impiegato mezzora prima di ricominciare a pompare sangue”. Quattro anni fa, i medici le diagnosticarono una sindrome di tachicardia posturale ortostatica, malattia che determina una accelerazione anomala dei battiti cardiaci e un conseguente crollo della pressione. Prima di allora, Sarah si allenava tutti i giorni come canoista e sognava di entrare nell’esercito. Dopo, è stata costretta a fermarsi ma lei ancora non demorde e aspira a recuperare la propria qualità della vita.

In quelle 36 “quasi-morti” la ventunenne ha potuto sperimentare cosa significa stare per abbandonare la vita: “Ci sono dei segnali prima che succeda, sono sempre gli stessi. Di solito mi sento molto stanca e confusa e sento che sto per addormentarmi. Posso sentire tutto quello che viene detto intorno a me e ho la sensazione di urlare senza che dalla mia bocca esca un solo fiato. Tutti dicono che quando muori, l’udito è l’ultima cosa che ti abbandona e io l’ho provato sulla mia pelle”.

CM