Anoressia, una proposta di legge per combatterla

Campagna contro l'anoressia (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Campagna contro l’anoressia (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Tso per i casi più gravi e cure obbligatorie e gratuite per fermare la malattia gestite da équipe mediche specializzate negli ospedali pubblici: questo in sostanza il contenuto della proposta di legge per combattere l’anoressia presentata oggi dalla deputata del Pd Sara Moretto, la quale spiega: “La proposta nasce dalla constatazione che molte persone affette da disturbi del comportamento alimentare rifiutano, stabilmente o periodicamente, i trattamenti sanitari”.

“In modo particolare c’è spesso un rifiuto dei trattamenti nutrizionali anche quando hanno caratteristiche di cure salva vita o, comunque, in condizioni di grave malnutrizione. Abbiamo preso come spunto l’esperienza dell’ULSS 10 Veneto Orientale, dove è attivo un Centro che ha raggiunto risultati riconosciuti in tutto il territorio nazionale”, ha detto ancora la Moretto, secondo la quale “è urgente fornire alle famiglie delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare uno strumento per evitare di dover assistere alla morte dei loro cari”.

E’ naturalmente quella riguardante il Tso la parte più controversa della proposta di legge, ma la Moretto è netta nel suo giudizio: “Il trattamento sanitario obbligatorio per i pazienti affetti da disturbi alimentari e in pericolo di vita è un tema delicato e indispensabile da affrontare. Il Tso si applica ai problemi psichiatrici. La bulimia e l’anoressia nervosa sono disturbi psichiatrici, ma non c’è una norma che obbliga i pazienti maggiorenni ad accettare la nutrizione obbligatoria, se la rifiutano. C’è un buco normativo. A volte i medici intervengono in autonomia, ma altre volte molte ragazze non accettano le cure e si lasciano morire lentamente. In altri casi decidono di suicidarsi”,

La Moretto insiste: “Credo inoltre che il trattamento sanitario obbligatorio per la nutrizione debba essere fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, nelle strutture pubbliche di tutta Italia, e debba essere gestito da una équipe multi professionale includente psichiatri, esperti in nutrizione clinica e pediatri. Chiediamo alle Regioni di individuare le strutture pubbliche dove fare questi trattamenti, fra i posti letto già esistenti. E’ indispensabile e urgente dare alle famiglie delle persone affette da anoressia e bulimia uno strumento efficace per combattere queste gravi patologie che possono portare alla morte”.

GM