Siria, le milizie rapiscono frate gesuita

An Italian Jesuit priest, who was at the helm of a monastery in Syria and forced to leave in June 2012, Paolo Dall'Oglio, testifies on September 19, 2012 on the situation in the war-torn country before the external relations commission at the federal parliament in Brussels.                          AFP PHOTO / BELGA / NICOLAS LAMBERT            - BELGIUM OUT -        (Photo credit should read NICOLAS LAMBERT/AFP/GettyImages)
Padre Paolo Dall’Oglio (Nicolas Lambert/GettyImages)

Mettendo per un momento da parte l’Iraq, dove la situazione sta assumendo tinte fosche, in Siria le condizioni del fronte anti Isis stanno precipitando. E’ vero che il territorio sotto il controllo degli jihadisti, equivalente a circa la metà dell’intero Paese, è quello meno popoloso; ciò che va considerato, però, è che a separare la capitale Damasco da Palmira (ora sotto il controllo del Califfo) c’è solo un autostrada (nel deserto) lunga 200 km. A fare le spese del fallimento della strategia della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, sono soprattutto i civili. Nemmeno i religiosi si sottraggono alla furia terrorista, che non può più definirsi nemmeno islamista: i miliziani del Califfo distruggono tutto ciò che non sposa la loro causa, senza discriminazione alcuna.

In questi ultimi giorni è stato rapito il priore Jacques Murad, prelevato dal monastero di Mar Elian sotto la minaccia delle armi di due uomini che apparterrebbero alle milizie islamiche della zona. La notizia è stata confermata dall’arcidiocesi siro-cattolica di Homs e divulgata dall’agenzia vaticana Fides. Padre Jacques Murad è Priore del Monastero di Mar Elian e parroco della comunità di Qaryatayn. L’insediamento monastico, collocato alla periferia di Quaryatayn, rappresenta una filiazione del Monastero di Deir Mar Musa al Habashi, rifondato dal gesuita italiano Paolo Dall’Oglio, rapito anche lui il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, capoluogo siriano da anni sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico.

In questi anni di conflitto, la città di Qaryatayn è stata più volte conquistata dai miliziani e bombardata dall’esercito siriano. Proprio padre Jacques aveva provato ad assumere la funzione di mediatore per garantire che il centro urbano di 35mila abitanti fosse risparmiato dagli scontri armati, riuscendoci in diverse circostanze. Centinaia di rifugiati, tra cui tantissimi bambini, ospitati dal monastero, hanno ora perso la loro fulgida guida.

CM