Regionali, la minoranza Pd si prende le sue rivincite

Popolo del Pd (CLAUDIO GIOVANNINI/AFP/Getty Images)
Popolo del Pd (CLAUDIO GIOVANNINI/AFP/Getty Images)

Tante le reazioni della minoranza del Partito Democratico, dopo il voto di domenica per le regionali, che ha segnato una vera e propria emorragia di voti nel partito di maggioranza relativa del Paese. Il più duro è ancora una volta Stefano Fassina, che sostiene come “il popolo del Partito democratico non si riconosce nella svolta liberista e plebiscitaria» di Matteo Renzi. L’ex viceministro dell’economia insiste: “Abbiamo perso in valore assoluto 600 mila voti rispetto alle Regionali del 2010 e oltre la metà dei voti rispetto al dato del 2014. Mi aspetterei nelle prossime ore un’analisi seria, la capacità di riconoscere l’errore e di non mettere la testa sotto la sabbia”.

Fassina prosegue liquidando come “fantasiose e un po’ patetiche le spiegazioni che i vertici del Pd stanno dando in queste ore: Pastorino è una conseguenza e non una causa, ha interpretato un pezzo di Pd che se n’è andato e che non avrebbe votato Paita, che ha vinto le primarie costruendo un’alleanza con un pezzo del centrodestra”. Gli fa eco l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza: “L’ultimatum sulla scuola ha massacrato il nostro mondo”. Secondo il bersaniano Alfredo D’Attorre “abbiamo giocato senza avversari tirando più di un rigore a porta vuota  e mancando clamorosamente il bersaglio”.

Chiede le scuse del partito sulla vicenda “impresentabili” Rosy Bindi, intervenuta a Piazza Pulita: “Ho combattuto molte battaglie ma sempre a viso aperto. Su De Luca ha sbagliato il mio partito a reagire in quel modo”. Il senatore bersaniano Miguel Gotor osserva: “Sono dati preoccupanti, confido che Renzi non liquidi la questione. C’è un problema enorme che riguarda un astensionismo che non è semplicemente rifiuto della politica ma anche una critica di un pezzo del nostro elettorato, quello che un anno fa ci diceva ‘fatelo lavorare’ e che un anno dopo sceglie di non votare”.

Secondo Gotor, “il Pd è più fragile di quello che pensavamo, e siccome è un problema che riguarda tutti quelli che vogliono bene al partito, è bene che fra di noi ci sia un altro clima”. Infine Davide Zoggia si domanda: “Cosa accadrebbe domani se si andasse a votare con l’Italicum così com’è stato approvato?”.

GM