Cacciari: “La Lega è un partito, altro che il Pd di Renzi”

Massimo Cacciari (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Massimo Cacciari (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Analisi senza sconti di Massimo Cacciari, filosofo e volto storico del centrosinistra italiano, dopo il voto delle regionali di domenica scorsa. L’ex sindaco di Venezia, in un’intervista a ‘Repubblica’, ha spiegato: “Dove non c’è Renzi a correre in prima persona, il Pd è un partito allo stato gassoso. Neanche liquido, proprio gassoso. Non ha una struttura organizzata, manca di un radicamento territoriale. Insomma, non ha niente, In Veneto il risultato della Lega è pazzesco. E in Liguria ha vinto Toti… Non un Berlusconi in forma, ma Toti, non so se mi spiego. Una cosa fantascientifica”.

“Non è che Renzi ha sbagliato qualcosa: questa è la sua cultura. Il partito è una corte di fedeli che lui paracaduta una volta in Veneto, un’altra in Liguria. Questo è Renzi”, ha commentato ancora Cacciari, che poi rileva: “Dove vince, vincono ras locali come Emiliano e De Luca, che c’entrano con Renzi come c’entro io con la Mongolia esterna. E d’altra parte perché stupirsi? Questo modello di partito è nella filosofia di Renzi, corrisponde alla sua concezione dei partiti e dei sindacati. Ecco, chi semina vento raccoglie tempesta”.

Cacciari sostiene ancora: “La Lega, come partito, ha una vera organizzazione. Ha perfino fatto dimenticare che Zaia era il vice di Galan, superando la catastrofe di quella classe dirigente. E Renzi? Neanche lui ragiona di autonomia e federalismo, temi sollevati e poi subito messi da parte da Bersani, D’Alema, Fassino. E d’altra parte è la vecchia classe dirigente ad aver prodotto Renzi”. Nessuna ipotesi scissione o che possa radicalizzarsi e strutturarsi una formazione a sinistra del Pd: “La sinistra non c’è. La lista Tsipras è sparita. Se Pastorino avesse preso il 20%, allora sarebbe stato un altro discorso, con la prospettiva che ipotizzava. Ma così no, cosa vuole che possa succedere? Assolutamente nulla”.

GM