La Marina inglese soccorre i migranti e li porta in Sicilia: “Non li vogliamo”

Rescued migrants disembark off the Italian Guardia Costiera vessel Fiorillo at the Sicilian harbour of Catania on April 24, 2015. EU leaders gathered in Brussels on April 23 considered launching a military operation against human traffickers in Libya, in a bold effort to halt the deadly flow of refugees trying to reach Europe by sea. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI        (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
(Alberto Pizzoli/Getty Images)

L’esodo dalle coste della Libia potrebbe subire un’accelerazione impressionante. E’ la cronaca delle ultime ore sul fronte dell’emergenza migranti a sostenere questa ipotesi.  Sabato la nave inglese Hms Bulwark, con a bordo Michael Fallon il ministro della Difesa britannico,  ha fatto rotta «a tutta velocità» verso la Libia per prendere parte a un’operazione di salvataggio di «migliaia» di migranti alla deriva nel Mediterraneo su 9 barconi,  e 6 gommoni  ciascuno con a bordo  centinaia di persone. Dall’imbarcazione della Royal Navy  Fallon ha  lanciato una richiesta perentoria:  «altre marine europee vengano nel Mediterraneo ad aiutare». Ne è scaturita  un’operazione senza precedenti con  le diverse navi europee nell’area chiamate a partecipare alle operazioni di  soccorso. Alle operazioni di soccorso hanno le navi della Marina militare tedesca Hessen e Berlin,  la nave Le Eithne della  Marina militare irlandese. Con loro anche le unità  della Migrant Offshore Aid Station, Ong maltes,  e Medici Senza Frontiere. Presenti anche i mezzi di soccorso italiani:  tre motovedette e un aereo ATR42 della Guardia Costiera, unità della Guardia di Finanza e della Marina Militare Italiana, oltre al rimorchiatore Phoenix,. Il coordinamento dei soccorsi tra navi italiane, tedesche e irlandesi ha salvato 2000 persone da 5 scafi.. Al termine delle operazioni  le persone complessivamente  salvate sono state 3480. La maggioranza dei migranti sarà sbarcata in Italia, in Grecia, a Malta. D372 provenienti dall’Eritrea sono state imbarcate sulla Phoenix e portate nei centri di prima accoglienza della Sicilia.  La marina britannica si è  limitata all’azione di recupero in mare senza dare seguito alla seconda fase, quella  dell’accoglienza. La Gran Bretagna si è infatti tirata fuori da qualsiasi ipotesi di impegno riguardante l’ospitalità dei migranti, lasciando l’incombenza al resto dell’Europa. Secondo  il quotidiano inglese The Guardian, che cita come fonte  il comandante della Hms Bulwark, in Libia ci sarebbero “tra 450.000 e 500.000 migranti” che attendono il momento di prendere il largo alla volta dell’Europa.

In questo contesto sale la tensione sulle politiche dell’accoglienza,  non solo nel confronto tra le diplomazie europee ma anche e sopratutto nella dialettica istituzionale interna. E’ delle ultime ore l’iniziativa del governatore della Lombardia Roberto Maroni che, di fatto,ha diffidato i Prefetti e i sindaci della Regione dal dare corso ad iniziative di accoglienza nel territorio. Il fronte del no appare coeso a Nord con il neo governatore della Liguria Giovanni Toti e il governatore del Veneto Luca Zaia che si dichiarano pronti a seguire la stessa linea di azione di Maroni.

Domenica mattina la stessa Hms Bulwark è stata impegnata in una nuova missione nel Mediterraneo per cercare di mettere in salvo 500 migranti individuati su alcuni barconi in difficoltà. Un portavoce del Ministero della Difesa ha spiegato che «un elicottero Merlin dell’814° squadrone imbarcato sulla Hms Bulwark ha identificato quattro natanti alla deriva». Dovrebbe trattarsi di imbarcazioni più piccole rispetto a quelle soccorse  sabato. La nave britannica avrebbe  già iniziato le operazioni di imbarco. Oltre alla Hms Bulwark  sono in azione nell’area anche unità della Marina militare italiana, svedese e spagnola.

Dei salvati sabato 550 sono state portate a Trapani dalla Berlin della Marina tedesca; altri 869 sono arrivati invece a Palermo; 372 sono stati destinati ad Augusta  sulle navi della Migrant Offshore Aid Station, l’ong con sede a Malta – altri 1689 sono attesi  a Trapani e a Taranto. Dall’inizio dell’anno gli arrivi superano quota 50.000, con  un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2014.

ADB