Roma, Renzi avverte Marino: “Non stia tranquillo”

Renzi e Marino (Paolo Bruno/Getty Images)
Renzi e Marino (Paolo Bruno/Getty Images)

Nell’intervista a ‘La Stampa’ di oggi, in cui ha sottolineato la volontà di imporre la propria leadership nel partito, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha lanciato anche una sorta di avvertimento al sindaco di Roma, Ignazio Marino: “Se torna ‘Renzi 1’, fossi in Marino non starei tranquillo”. Renzi è poi intervenuto nel corso della registrazione della puntata di ‘Porta a porta’ aggiungendo: “Marino è una persona perbene, lo riconoscono tutti. Si continua a dire se va avanti o no. A me interessa capire se l’amministrazione pulisce le strade, mette a posto buche e emergenza. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa”.

Sulla questione, “deciderà il Pd romano”, rileva Renzi secondo il quale Roma “è una città bellissima, ha tutto, ha un’eco internazionale straordinaria. Quest’anno c’è il Giubileo, tutto il mondo ci guarderà, la vogliamo smettere di stare a discutere di questioni che riguardano solo gli addetti ai lavori?”. Esclusa però l’ipotesi del commissariamento per mafia: “Leggeremo come governo le carte ma per noi non ci sono gli estremi”. A stretto giro, la replica di Ignazio Marino: “Dimissioni? Io penso al futuro di Roma”. Quindi intervenendo a margine di una conferenza al Teatro dell’Opera: “Oggi stiamo parlando dell’annuncio del teatro dell’Opera, noi pensiamo al futuro della città che cammina e va avanti”.

Prova a dare un’altra lettura delle parole del premier, il presidente Pd e commissario per Roma, Matteo Orfini: “Quelle parole vogliono dire che nessuno di noi deve stare tranquillo, perché a Roma ci sono tanti problemi, è una guerra. La battuta di Renzi va inquadrata come stimolo a fare di più e meglio sulla strada che abbiamo intrapreso”. Dura invece la reazione dell’ex viceministro Stefano Fassina, intervistato da Radio Popolare: “Il presidente del Consiglio che fa battute sul sindaco della Capitale aggrava la condizione di incertezza, rende tutto drammaticamente più complicato, dovrebbe avere il senso di responsabilità di assumere una scelta, lasciare Roma appesa, vuol dire lasciare una città di tre milioni di abitanti in una condizione di sbandamento”.

GM